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Pivot

Il progetto si inserisce nel margine urbano di Pordenone, in un territorio dove il tempo si deposita negli strati dell’architettura. La struttura, nata come canonica ottocentesca, ha subito trasformazioni che ne hanno ridefinito il senso, ma è stato l’ampliamento del dopoguerra a segnare una svolta significativa. Oggi, un nuovo intervento raccoglie questa eredità e la rilancia, intrecciando passato e presente in una narrazione che non si limita a conservare, ma sceglie consapevolmente di trasformare. All’esterno, il volume aggiunto non si mimetizza, ma si dichiara. Si sovrappone all’ampliamento novecentesco, differenziandosi per forma, materia e colore, in un atto di rispetto che non cerca l’omogeneità ma la relazione. Separarsi per dialogare, distinguersi per appartenere. Il nuovo corpo di fabbrica, con la sua struttura in legno avvolta da una pelle di alluminio estruso e poggiata su un basamento in calcestruzzo, si pone come un’eco contemporanea della tradizione, reinterpretando lo stavolo friulano senza ridurlo a citazione. È un’aggiunta che non annulla, ma stratifica ulteriormente il racconto dell’edificio, prolungandolo nel tempo. All’interno, la stessa logica si ribalta in un gesto più silenzioso. Qui, un arredo su misura nella zona giorno diventa il perno dello spazio domestico, non come elemento che si impone, ma come struttura che sostiene. Se il volume esterno è un’affermazione, l’arredo interno è un sottotesto: si inserisce al di sotto dell’architettura preesistente, lavorando con essa per creare un nuovo equilibrio. Più che un elemento decorativo, è un dispositivo spaziale che definisce e connette, organizzando il fluire degli ambienti senza spezzarne la continuità. Questa dialettica tra il fuori e il dentro, tra la presenza dichiarata e il supporto discreto, è il filo che lega l’intervento. All’esterno, il nuovo volume segna un’aggiunta consapevole, un gesto che mescola memoria e innovazione per ridefinire il rapporto tra costruito e paesaggio. All’interno, l’arredo si sottrae, lasciando che sia la struttura esistente a parlare, ma offrendole un nuovo sostegno, un’anima capace di adattarsi al presente senza tradire il passato. Non si tratta solo di ampliare, ma di interpretare. Di sovrapporre senza cancellare, di trasformare senza interrompere. Il progetto si fa così narrazione, un frammento di storia che si innesta su un racconto più ampio, mantenendone intatto il senso e proiettandolo verso il futuro.

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