masu29

IN CUSTODIA PREVENTIVA O PIU' CHE IL VIRUS POTE L'INCANTO DIUN FIORE

RAIMONDO MASU TEAM
7 giorni fa
Ultima modifica:7 giorni fa

...saranno i silenzi delle strade o l’avanzare del giorno sulla notte, ma ho come la sensazione che il morire non è preoccupazione del tempo.

Più volte mi sono chiesto in questi anni, ma soprattutto nel tempo trascorso qui se le tipologie abitative fossero adeguate alle esigenze di una tecnologia invadente. E quando parlo di tecnologia no mi riferisco a quelle perforamenti che nel quotidiano piegano ogni nostro oggetto per farlo diventare sempre più i portesi ineguali e cosa cosi strettamente connessa che il privarsene no è minimamente sotteso.

Le case sono diventate negli anni forme amebiche dove l’abitare è indistinto luogo sia che il nostro corpo si trovi in auto, a scuola, nel salotto o seduto su una sedia snack. Il nostro spazio è cosi informe che no distinguiamo le dimensioni ridotte del nostro bagno da quelle che in carta patinata si mostrano come esperienza sazia per le nostre domande.

Ma oggi tutti chiusi fra le mura domestiche, rese inquete dalla presenza di un minuscolo acellulare esserino che non può riprodursi se no si insedia in una delle capaci cellule del nostra intima natura. Noi con le orecchie incollate alla radio o alle sparse notizie dei social, per poter scappare dalle forzate”case”, come ci raccontiamo nel limite dei nostri limiti che vengono a galla nel mare delle assenze…il caffe al bar, il meeting veloce o l’aperitivo ,,,la corsa in palestra o … le nostre case come ci mostrano ora che sono l’unico e inconsolato spazio del nostro abitare, spazio affollato per le forzate ferme e con distanze da rispettare.

…forse potremmo utilizzare l’eccesso di tempo per interrogarci e pensare finalmente se lo spazio di casa deve solo apparire, se sia patrimonio delle donne o orizzonte di sogni vissuti altrove o invece lo spazio del respiro , del racconto al plurale , delle necessità . perché non proviamo a interrogarci cosa sia la democrazia negli spazi ristretti dagli infiniti oggetti che raccogliamo solo per il gusto di essere soli.

vogliamo fare questo esercizio… pensando che la stanzialità non sia una patologia da curare con lo smartchisache, ma sia il luogo di produzione di senso, dove la singolarità non è azione autarchica (faccio tutto da me) ma azione che implica che qualcun’altro fa qualcosa per me proprio come se la facessi per me stesso.

https://www.youtube.com/watch?v=Qr6jFqMx0fA

Commenti (44)

  • PRO
    Roberta Tognoni

    C'è chi ancor prima di questo stop forzato e collettivo, conosceva bene i limiti che quattro mura impongono, soprattutto se mal progettati.

    Ma non era cosa di interesse generale, d'ora in poi, se davvero le Cassandre dei media hanno ragione, dicendo che d'ora in poi la vita non sarà più la stessa, architetti e dintorni avranno un bel da fare per riadattare le nostre abitazioni al nuovo stile di vita.

    Quindi, il tuo "canto del cigno" (come spesso hai definito la fase della carriera in cui ti trovi) potrebbe trasformarsi in un vero concerto.

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Roberta Tognoni
  • PRO
    Falegnameria Grelli

    Buongiorno Raimondo.Concordo con tutto ciò che hai scritto.Penso,però,che tutto ciò verrà poi.Un poi non certamente vicino.Le riflessioni principali attualmente sono altre.Sono quelle di gente spaventata.Non volevamo crederci,abbiamo minimizzato troppo.Adesso per la maggior parte delle persone,la casa è il domicilio coatto.E' l'imposizione a cui non eravamo abituati.La paura ha poco a che vedere con la riflessione.Tempi bui.Sono convinta che prima o poi finirà,che in qualche modo ce la faremo.Sono anche convinta che non saremo più gli stessi.Prepariamoci a reinventare la nostra vita.

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Falegnameria Grelli
  • Nina

    Buongiorno signori, come siete ottimisti! Voglio abbracciare anche io un po’ di questa visione positiva del genere umano, perché io invece credo che torneremo ad essere come prima. La massa insulsa di lobotomizzati che si riversa nei centri commerciali, che guarda idiozie in tv per ottundere il cervello, almeno coloro ai quali lo hanno installato alla nascita, che riesce a fare cose sensate solo se imposte con divieti minatori.

    E continueremo a comprare loculi da decorare di grigio, senza stanze e senza sfoghi esterni. E i regolamenti edilizi continueranno a permettere di sfornare i suddetti loculi inadeguati.

    Continueremo a fare come ci pare nell‘individualismo più tradizionale e dimostreremo che la storia poche volte insegna, di certo non così presto. Non così a ridosso del caos.


    ...ma siccome mi sono svegliata storta magari fra un paio d’ore cambio idea...


    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Nina
  • Nina

    la cosa certa, e di questo mi rallegro, è che finita la clausura tutti avranno un irrefrenabile voglia di parchi e giardini agibili. Finalmente

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Nina
  • PRO
    RAIMONDO MASU TEAM

    Nina non vorrei sorprenderla, ma mi trovo in linea, magari un po più ottimista perche no ho la televisione ... o forse perchè immagino che il cervello nella sua natura involontaria alla fine ci costringa a un altro respiro...In attesa di cio penso che qualche piccolo sforzo in questa direzione dovremo farlo da subito, per questo ho scritto -

    …forse potremmo utilizzare l’eccesso di tempo(libero) per interrogarci e pensare finalmente se lo spazio di casa deve solo apparire, se sia patrimonio delle donne o orizzonte di sogni vissuti altrove o invece lo spazio del respiro , del racconto al plurale , delle necessità . perché non proviamo a interrogarci cosa sia la democrazia negli spazi ristretti dagli infiniti oggetti che raccogliamo solo per il gusto di essere soli.

    vogliamo fare questo esercizio… pensando che la stanzialità non sia una patologia da curare con lo smartchisache, ma sia il luogo di produzione di senso, dove la singolarità non è azione autarchica (faccio tutto da me) ma azione che implica che qualcun’altro fa qualcosa per me proprio come se fossi io a farla per me stesso.

    Ma a pensarci meglio non è ottimismo il mio, ma pessimismo sulla impossibilitò di azzerare il principio di eternita che ci ha preso tutti. ...quando fra due anni ci risveglieremo da questa prova alla quale la Natura ci sta sottoponendo, altro che cambiamenti climatici! saremo ancora liberi o saremo tornati ad essere schiavi.

  • PRO
    OFFICINE VITTORIO COLOMBO SAS

    Siamo davvero convinti che non saremo più gli stessi?

    Già ora nonostante le imposizioni c'è chi cerca scappatoie per uscire, ancora non c'è la consapevolezza di una ragione che vada al di la del bene personale per un bene comune.

    So di essere una persona fortunata avendo un giardino, campagna intorno e spazi ben progettati e proprio questa mia consapevolezza mi spinge spesso su questo portale ad invitare gli utenti verso la scelta di professionisti per un progetto dei propri spazi abitativi.

    Mi interrogo su quale possa essere la vita in quattro mura senza possibilità di uscita, con spazi comuni esegui e piccoli nidi pieni di oggetti che non sono funzionali alle attività umane ma solo orpelli dell'ego.

    La luce è la prima cosa che mi viene in mente dovrebbe essere il principio che gorverni gli spazi, invece dai vari post visti fino ad oggi è cosa marginale..... come dimensionare gli spazi, come distribuirli, evitare di inserire oggetti ingombranti, rendere funzionali gli spazi in base all'uso......

    C'è un dovere professionale di molti ma dovrebbe esserci anche un dovere politico verso questa overdose di apparenza, dovrebbe essere veicolato attraverso le strutture pubbliche, nell'istruzione, nell'educazione, nei mezzi di comuncazione....ma in particolare a mio avviso nelle grandi opere pubbliche, negli spazi delle città, negli edifici dell'istruzione troppo spesso dimenticati (chi non ricorda soffitti caduti o fatiscenti).

    La nostra capacità di apprendere comincia da quando ancora non siamo nati ma già da quello stadio a pochi importa.

    Certo ognuno di noi può fare la differenza, ma diventa limitata se non inserita in un contesto che abbia basi comuni.

    Serve qualche visionario, qualcuno che illumini e conduca le nostre capacità, che ci riconosca come persone e non come numeri da cui trarre solo informazioni alla mercè di grandi interessi per pochi.

    Ognuno con la propria libertà e con la propria capacità nell'interessi di tutti.

    Ma ci dimenticheremo anche di questo periodo, la storia ce lo dimostra e allora che fare?

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato OFFICINE VITTORIO COLOMBO SAS
  • PRO
    RAIMONDO MASU TEAM

    nel 2011 scrissi questo testo per una tesi di laurea magistrale, lo propongo qui a parziale approfondimento del mio pensiero.

    La sostenibilità

    Definizione
    Atti che tengono conto esclusivamente delle risorse energetiche disponibili

    La disponibilità non solo è rivolta alle risorse, ma anche alla capacità di cedere la propria quota di energia per l’attuazione dell’atto, considerando insieme la quota futura di energia nell’ambito dell’esercizio delle deleghe.
    Ma è nell'interpretazione-comprensione-posizionamento dell’attivazione delle deleghe future che si pone la questione più delicata. In quell’attivazione, infatti, c’è una promessa, un ricorso al patto che si è avviato nel momento in cui si è scelta la stanzialità. In quella promessa c’è l'individuazione dei beni/risorse comuni che devono rimanere tali, e dei beni/risorse che possono essere ceduti al possesso e quindi all'appropriazione da parte di ciascun individuo. Condizione necessaria, questa, per garantire il movimento di attivazione dell’atto: il trasformare una materia in un oggetto richiama la colpa della dissipazione di energie. L'attivazione dell'atto, in un processo in movimento programmato, deve essere attribuita a un individuo, non per riconoscere l’efficacia o l’inefficacia di un atto, ma semplicemente per ricostruire il percorso e poter apportare, quindi, le necessarie rettifiche per ridurne l'alea di tolleranza.

    Il dove sono attuale è fortemente condizionato, meglio: è determinato da un sistema fortemente globalizzato. Semplificando il punto di vista, si può affermare che la globalizzazione, attraverso la tecnologia agente in prima istanza sullo specifico, ha creato le condizioni per una pelle globale che contiene le regole delle pelli sottoposte. Tale pelle globale non solo non è accessibile per le pelli sottoposte, che sono anche le pelli attuative, ma non consente atti di controllo.
    A questo punto che fine fa la promessa?
    Come tutte le promesse non può che essere disattesa. Paradossalmente è la stessa caratteristica/capacità dell’essere umano, e cioè compiere atti anche senza un beneficio immediato ma differito, a legittimare la promessa e quindi a disattenderla; sarà infatti la non comprensione del risultato ottenuto nell’ora in cui l’atto agisce a porci nella condizione promettente, ancora offerta dalla tecnologia-tecnica, così da ibernare l’incomprensione nella prospettiva che essa sarà la mia comprensione futura, disponibilità futura a soddisfare la promessa. In questo posticipare, ciò di cui non si tiene conto è in primo luogo la quota di stanzialità, ovvero dell'onerosità di quella delega che permette l'uso di un bene comune.
    Ma la termodinamica ci avverte: una macchina per compiere un lavoro ha bisogno di una quota esterna di energia, non può autoalimentarsi e non può accedere al moto perpetuo.

    C'è un aspetto fondamentale cui occorre porre attenzione: la quota di stanzialità che ogni atto deve soddisfare espressa in calorie per quota di delega. Ogni singolo individuo è attivo nelle risposte, e l’incapacità della soluzione è data solo dal punto agente. Il Delta di Discontinuità altro non è che la considerazione di quella quota di energia che non si dispone e che si deve prendere dalla Natura. Una quota di Bene Comune che si deve usare come quota d'energia per far lavorare la macchina, quota che sarà dissipata.

    La sostenibilità dunque ha come atto imprescindibile, ancora non compiuto, il computo delle Energie disponibili, energie che dovranno essere utilizzate per produrre nuove materie. Il risparmio non è produzione d'energia.
    Einstein indicando E= mc2 ci pone sulla strada. Non potendo raggiungere quote di velocità significative per trovare muova Massa, dobbiamo aumentare l’Energia.
    Se è la Terra il nostro congelatore, in questo congelatore c’è anche la nostra carne: chi sta preparando la nuova schiavitù?
    Che rapportò c’è fra promessa e schiavitù?
    Qual è il prossimo topo che indicherà l'arrivo della nuova peste?

    un testo del 2011 contenuto ne. "spazio d'uso o della responsabilità dell'abitare"

  • Nina

    In effetti sono sorpresa nel vedere che non sono la solita cinica del gruppo....anche se questo non è pessimismo, ma una visione realistica della nostra condizione.


    Nel mio piccolo questa non è una novità. L'esercizio di cambiare più case mi ha fatto approdare alla consapevolezza di cosa sia una casa, a cosa mi serva, di cosa non mi interessa affatto e a cosa non rinuncerei mai.

    Non ho mai considerato lo stare a casa una condizione anormale o, come ha giustamente fotografato ad oggi l’architetto Masu, una patologia. Perché me la sono sempre cucita addosso, in barba alle tendenze.

    In questo frangente sono tra le fortunate ad avere lo spazio sufficiente per un’altissima qualità del tempo da trascorrervi, la giusta esposizione, uno anzi due giardini di cui godere nell’ozio e nella fatica (più la seconda!) e stanze attrezzate per poter seguire passioni ed hobby senza intralciarsi, senza disturbare o esserlo, dove poter respirare.

    A prescindere dalla pandemia, la mia filosofia è sempre stata ognuno deve avere un suo spazio privato, che sia una stanza o una poltrona, l’importante è che sia inviolabile.


    Mi dispiace dirlo, cari architetti, ma le case degli ultimi tempi non hanno queste caratteristiche non solo per mancanza di pecunia di chi compra, ma anche per mode bislacche che gli stessi pro caldeggiano.

    Quando vedo divani con la panca sul retro, tende al posto di porte o peggio ancora assenza totale di mura, corridoi, disimpegni...inorridisco.

    Le case di oggi - discorso generale, non punto il dito su nessuno in particolare - sono refettori che, adesso che vanno vissuti davvero e non solo dall’ora di cena in poi, non funzionano. Soffocano, strozzano e alla fine della quarantena gli psicologi si arricchiranno sulle nostre patologie, sorte principalmente per colpa dello spazio inesistente che ci siamo costruiti.


    Colpa degli architetti? Non solo. Colpa dell’economia del paese che permette solo l’acquisto di loculi? Anche. Colpa del regolamento che permette ad un adolescente di vivere in 9 mq? Per lo più...

    Cambieranno le cose? ...no. Poi possiamo fare tutte le riflessioni che vogliamo, ma il manifesto dell’Italia degli ulimi anni è “non ci sono soldi” e dietro a questo ci si allinea nel risolvere il punto finale (inventando mobili multifunzione) senza preoccuparsi di scardinare il problema all’origine.

    (spazio vitale minimo).


    ...sono sveglia già da un po’, ma ancora cinica...

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Nina
  • Nina

    Mi rendo conto che non so filosofeggiare ad alti livelli e mi limito a considerazioni più spicciola, ma forse una riflessione potrebbe riguardare lo stile e la moda.

    Dopo due, forse più, mesi di clausura dubito che ancora andrà di moda il muro grigio, la finitura cemento, il divano senza schienale, la doccia passante....

    vorrei essere una mosca ed entrare in queste case iper minimaliste e moderne, piene di led e senza spazi contenitivi e vedere come se la stanno cavando oggi!!

    Le mosche ridono?


    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Nina
  • Hermann

    Condivido il cinismo, ancora non si è raggiunta quella massa critica necessaria per un cambio di paradigma, ancora poca la consapevolezza, la presa di coscienza di quanto sia grave quanto sta accadendo, soprattutto quanto siano gravi le cause che a questo hanno portato. A quanto avete già detto aggiungo due cose: le nostre case non vanno riviste solo dal punto di vista della vivibilità, degli spazi interni, ma devono essere maggiormente connesse con l'esterno, con l'ambiente, con la natura, sia dal punto di vista attivo che passivo. Sempre meno impattanti, sempre più organismi vivi e interattivi, parti dell'ecosistema e non separati da questo. Dobbiamo dare una regolata ai nostri stili di vita, perché se un piccolo virus è stato capace di metterci in ginocchio è perché ha trovato terreno fertile. Non possiamo avere corpi sani se il Pianeta su cui viviamo è malato, corrotto e violato dai nostri comportamenti scellerati.

    Due citazioni su cui riflettere.

    La prima dal romanzo di Erri De Luca, Il peso della farfalla, che ci ricorda che ogni essere è capace di reggere un certo peso, arrivando fino al limite delle sue forze, ma che è sufficiente che si posi una farfalla, con i suoi pochi grammi, al carico gravoso per oltrepassare quel limite e farlo crollare. Ecco, il Covid-19 è quella farfalla. Considerando quanto sia infinitamente piccolo il peso di questo virus, basta a rendere l'idea di quanto fosse oramai al limite il "peso" che stavamo sopportando e che facciamo sopportare al Pianeta.

    La seconda, profetica, dal discorso di Greta Thunberg ai potenti riuniti a Davos, ed era il 21 gennaio 2020: disse "Questo è solo l'inizio". Eravamo ancora ciechi, ancora illusi che si potesse aspettare a dire "basta", che potessimo ancora continuare a ignorare i danni enormi che infliggiamo all'ecosistema, agli esseri di altre speci, al Pianeta che ci ospita, ci sfama, ci fa respirare, ci disseta.

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Hermann
  • Nina

    vero Hermann, il discorso è molto più ampio

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Nina
  • PRO
    OFFICINE VITTORIO COLOMBO SAS

    Sono d'accordo con Arch. Masu sul problema della globalizzazione, dislocare ciò che possiamo produrre in altri stati nella sola attenzione del miglior guadagno senza tener conto di ciò che non torna in quota di sostenibilità.

    Dovrebbe essere posta attenzione ad un'economia circolare, ma questo significa che deve essere svolta in percorsi ristretti, non è possibile se produco/trasformo lontano da dove consumo.

    Poi arriva il Covid e non abbiamo produzione interna che soddisfi le criticità, in tutti i sensi.

    Hanno impoverito il ns sistema permettendo produzione/trasformazione dove c'è meno attenzione alla sicurezza, mentre dovrebbe essere maggiormente posta attenzione ad una produzione che abbia già insita la respondabilità del ritorno disatteso in termini di sostenibilità.

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato OFFICINE VITTORIO COLOMBO SAS
  • Hermann

    Vero, Maria Grazia. Siccome abbiamo dimostrato, nel giro di un mese o poco più, una grande capacità di adattamento e di trasformazione (smart working, aziende che convertono la produzione, insegnamento a distanza e altro) speriamo che questo non si verifichi solo in caso di emergenza, ma che diventi prassi comune. Che tutto il denaro che ora sembra sgorgare dal cilindro di un prestigiatore e verrà impiegato per tamponare falle e ferite, in futuro sia sottratto a filoni sterili e distruttivi per essere dirottato verso nuove vene di linfa vitale e costruttiva. Il denaro fagocitato dalla ricerca e produzione di armi sempre più letali, dalle aziende estrattive, dalle industrie energivore di combustibili fossili, venga convogliato nella ricerca e nella produzione di tecnologia ecosostenbile ed ecocompatibile. Il mio non è un canto del cigno, solo il gracchiare di una vecchia cornacchia che si perde inascoltato nel vuoto, ma spero nelle nuove generazioni.

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Hermann
  • Virginie P.

    Sono d'accordo con le vostre riflessioni.

    Paradossalmente, questo virus letale che colpisce il respiro degli esseri umani è una boccata d'ossigeno per la natura.

    @Hermann, a me le parole di Greta Thunberg più che una profezia sono sembrate un anatema.


    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Virginie P.
  • Hermann

    Un anatema... Parola forte, anche perché abbiamo fatto tutto da soli, ignorando ogni avvisaglia e ogni avvertimento da parte degli scienziati, quel piccolo scricciolo di Greta è solo l'ultima di tante voci inascoltate negli ultimi decenni. Siamo in un momento cruciale, ma non si può dire che sia accaduto tutto in pochi giornii.

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Hermann
  • PRO
    金 Silvana G.

    io non credo cambierà molto, nonostante si stiano lamentando tutti di non riuscire a stare nelle case che loro stessi si son scelti

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato 金 Silvana G.
  • casadolcecasa

    Io per esempio da questa esperienza sto imparando che casa mia mi piace, che ha una bella luce e un open space che continuo ad apprezzare e godermi, mentre lavoro e mentre cucino, mentre pranzo al bancone e mentre ceno al tavolo appena accanto. In effetti il grigio non c'è e nemmeno le panche dietro ai divani, sarà questo che la rende così piacevole? In mancanza di uno spazio esterno che possa chiamare mio (e la sto sentendo, per quanto in precedenza tutti i balconi e persino il grande giardino che avevo nell'infanzia siano stati da me abbondantemente sotto-utilizzati), ricordo a me stessa quanto apprezzo il vivere in città a 20min a piedi tranquilli dal mio lavoro e non in campagna con la necessità di fare km di folla e di coda per raggiungerlo... questo periodo duro speriamo passerà. Non penso che molti impareranno "lezioni", purtroppo, perché a qualcuno servirebbero. Se almeno qualcuno imparasse a trovare in sé un po' più di empatia per i suoi simili sarebbe già meraviglioso. A giudicare però dai commenti nei social (sui runner, sugli studentelli universitari al nord soli, senza lavoro e in orribili case che qualcuno ha evidentemente il coraggio di affittargli, che scappano a infettare i paeselli meridionali e su molte altre persone e comportamenti) mi sembra che non siamo sulla buona strada. Stay home:)

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato casadolcecasa
  • PRO
    Architetto Michele Abbate

    Mah! Più che le quattro mura il problema è urbanistico, c'è sempre stato ed ha ragione da vendere Nina quando scrive che, passato il momento, tutti torneremo a ragionare come prima.

    E' l'urbanistica che ha fatto si, in nome della crescita economica, che alcune aree, si sviluppassero più di altre. Si va, nella storia, dalle crescita delle città sul mare, dotate di porti per gli scambi economici, per arrivare, in tempi più recenti, alla crescita di città più vicine a nazioni "appetibili" dal punto di vista degli scambi economico-commerciali. Poi da li, la crescita a grappolo delle realtà cittadine immediatamente prossime a queste città. Tutte cose arcinote a noi architetti, tutto puntualmente riportato in tantissimi studi urbanistici che si interrogano sul come e sul perché alcune città crescano ed altre no. Ho avuto la fortuna di avere come docente del relativo corso universitario, uno dei massimi esponenti mondiali che ci siano, il Prof. Luigi Fusco Girard. Lui, nel corso di Economia Urbana e Regionale, andava ben oltre il perché alcune città crescono ed altre no. Si interrogava, confortato da studi empirici condotti sulle città americanese ci fossero possibilità di "pilotare" in qualche maniera le crescite delle città, frenandone alcune ed incentivando lo sviluppo di altre. Gli studi dimostravano in mariera abbastanza scientifica e quindi attendibile che le possibilità ci sono sempre state e ci saranno sempre, ma non sono mai state messe in atto e aggiungo io, non saranno mai messe in atto, per ragioni politiche da una parte ed economiche dall'arta.

    In sostanza, se ad esempio si decidesse di mettere in atto politiche tese a non far crescere più diciamo Milano a vantaggio di, che so Isernia, gli studi dimostavano in maniera chiarissima che si riuscirebbe a farlo, ma i risultati, sia dal punto di vista politico che economico si vedrebbero subito a Milano, generando li un ovvio e prevedibile malcontento, mentre i segni tangibili dell'operazione si leggerebbero ad Isernia, non prima di un ventennio dopo. A questo punto, negli scritti di Fusco Girard, scattava sempre la fatidica frase: "Assai oltre l'orizzonte temporale di carriera di qualsiasi politico". Quindi, a nessuno conviene mettere in atto tali politiche.

    Ma oggi la domanda diventa ancora maggiormente d'obbligo o almeno io me la pongo sempre più spesso leggendo i dati che quotidianamente la Protezione Civile ci mette a disposizione.

    Sarebbe cambiato qualcosa, se la popolazione italiana fosse più equamente distribuita su tutto il territorio nazionale e non concentrata in alcune regioni italiane come la Lombardia, il Lazio, la Campania, Veneto, Sicilia, Piemonte ed Emilia Romagna?

    Se fosse vero lo studio che l'esserino veicola meglio in aree più inquinate e a forte densità abitativa, la crescita di alcune piccole città italiane a svantaggio delle metropoli avrebbe aiutato?

    Per me la risposta è si, ma come scrive giustamente Nina, non lo sapremo mai con certezza, perché, superato il brutto momento, torneremo a ragionare come prima, peggio di prima e l'urbanistica, forte delle sue consapevolezze, non cambierà affatto.

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Architetto Michele Abbate
  • PRO
    Roberta Tognoni

    Anche se non ho letto tutto (i miei occhi col cellulare faticano) ho l'impressione che si senta la necessità di un leviatano, ma, esisterà?

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Roberta Tognoni
  • mae1114

    Chiusa in casa fra 4 mura, più che sull'urbanistica, le miei riflessioni cadono appunto sulla casa, che oggi sto vivendo in modo continuo e intenso...

    E mi ritrovo con le riflessioni di chi si domandava quanto alcune scelte stilistiche belle da "vedere" o vivere per tempi ristretti siano compatibili con una lunga clausura come ci viene chiesto...

    E allora ringrazio di aver voluto una sala vecchio stile, con una credenza molto contenitiva in cui posso mettere scorte alimentari, con una parete di libreria (non quei mobiletti da 2 mensole e un riquadro contenitivo) che ora stiamo ahimè sfruttando al massimo, con una cucina separata dalla sala così che mi possa almeno chiudere in cucina a cucinare per avere sollievo dai giochi e dal rumore dei bambini, con camere da letto con la vecchia metratura (altro che 9mq) che permettono giochi e letti a terra su cui di notte andare richiamata da brutti sogni e paure dei bambini, con bagno con vasca in cui far giocare i bambini e lavare quelle cose che prima avrei portato in lavanderia (ma ora è chiusa)... insomma una casa un pò retrò, come quando la nostra vita si svolgeva prevalentemente in casa...

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato mae1114
  • Franco2018

    A meno che gli architetti non riusciranno con le spalle a spingere i muri delle case e farle passare da 50 a 150 mq non cambierà nulla, anzi con il tele lavoro, Smart Working per addolcire la pillola, ma sempre lavoro è ... e le società ci prenderanno gusto (perché pagate l’affitto dell’ufficio visto che puoi lavorare da casa più ore di prima) le cose son destinate a peggiorare.

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Franco2018
  • PRO
    Roberta Tognoni

    Una lettura per riflettere sull'abitare




    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Roberta Tognoni
  • Hermann

    Roberta, giro il tuo commento per aggiungere anche questo titolo allo "scaffale" :)

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Hermann
  • Nina

    Franco, l’idillio sarebbe che lo Smart working prosegua nelle nostre città, perché riduce sensibilmente il traffico, lo stress, aumenta la qualità della vita ...ma se cambia il regolamento edilizio per cui uno studio sarà obbligatorio come l’antibagno e, come dicevamo prima, le metrature minime consentite siano più alte.


    Non va demonizzato il telelavoro, ma come lo effettuiamo. Se fosse maggiormente regolamentato sarebbe una risorsa da sfruttare. Meno costi hai di gestione, più personale potresti permetterti di assumere....un vantaggio comune su più aspetti.

    ..ma tanto è solo un idillio, inutile disquisire :-(

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Nina
  • Hermann

    Il problema di base delle abitazioni moderne, costruite secondo principi di ottimizzazione dello spazio e delle risorse economiche, è che sono standardizzate, e che chi le acquista o le affitta ha a sua volta risorse economiche limitate (altrimenti potrebbe scegliere, o farsi costruire una casa su misura per le proprie esigenze). Quindi non può fare altro che adattarsi, rinunciando a esprimere parti di sé all'interno dell'abitazione, oppure adattando a sé l'abitazione per quel poco che è possibile. Purtroppo viviamo in un'epoca in cui livello culturale e livello economico sempre meno coincidono, anzi. Ci sono persone di ignoranza abissale che però hanno grandi disponibilità economiche e si fanno costruire case enormi piene di "nulla", così come persone di grande cultura che col loro stipendio possono permettersi solo case piccole, che stipano di libri all'inverosimile. Guardiamo in faccia la realtà: sarà sempre difficile, per chi guadagna mille euro al mese (quando va bene, che ci sono laureati costretti a lavori pagati anche meno), poter destinare alla parcella di un progettista due o tre mensilità di stipendio o pensione. I principi sociali del razionalismo architettonico, l'existenzminimum, dovettero risolvere un grave problema, quello delle abitazioni del proletariato, che viveva in tuguri insalubri. All'epoca, le nuove abitazioni, lo "spazio minimo", le "città giardino", furono una conquista sociale, un miglioramento delle condizioni di vita degli ex contadini inurbati. Ovviamente non possono più esserlo al giorno d'oggi, anzi, sottolineano sempre più il divario sociale. Se non ci sarà, come dice Michele Abbate, un investimento politico sull'abitare, una concezione diversa di "casa popolare", l'eliminazione della disparità sociale ed economica, quindi non "casa=privilegio" ma "casa=rispetto dell'uomo, dell'ambiente e della relazione di questi due "ecosistemi" complessi tra di loro" non se ne verrà mai fuori.

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Hermann
  • Nina

    Sacrosanto Hermann...e purtroppo, aggiungerei!

    Diciamo che messa così non si vede luce in fondo al tunnel, è pur vero che nel nostro piccolo potremmo trarre comunque qualcosa da questa esperienza e pensarci due volte prima di intraprendere ristrutturazioni all’insegna dell’oggetto griffato, piuttosto che alla sua reale funzione.

    Griffato per dire patinato, da catalogo, di tendenza...la speranza è che questo precedente modifichi quello che spesso confondiamo con gusto personale, ma che in realtà è compulsivo bisogno di apparire, di dimostrare e di personale in realtà non ci sia molto.

    Mi auguro in una presa di coscienza profonda e collettiva. Se poi non si traduce in case più grandi, amen, ma intanto siamo diventanti più consapevoli. Più concreti.

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Nina
  • Hermann

    Non voglio demonizzare le "misure minime", perché se non ci fossero state almeno quelle oramai vivremmo in veri e propri loculi alla giapponese, quindi ben vengano. Piuttosto che sul "quanto" la mia riflessione verte più sul "come". Possiamo anche razionalizzare lo spazio, e farlo ad ogni livello, privato e pubblico, per non sprecare e per non impattare, a patto che questo spazio sia di qualità, che si vada oltre alla mera soddisfazione di bisogni umani elementari legati al corpo, che nelle case ci siano piuttosto stimoli per andare oltre, mentali e spirituali. Non per tutti c'è bisogno dello stesso spazio per fare le stesse cose. Il minimalista e l'eclettico hanno realtà e bisogni diversi. Quello a cui, per mangiare, basta il microonde e un minifrigo non se ne fa nulla della mega cucina, mentre il gourmet che ama cucinare ha "bisogno" di ampi piani di lavoro, una capiente credenza, una fornita dispensa, tanti elettrodomestici. Chi ama leggere ha bisogno di più pareti rispetto a chi passa il tempo davanti a uno schermo TV o alla console dei videogiochi. Dovremmo quindi poter scegliere come destinare lo spazio "minimo", e fare anche in modo che sia un po' meno minimo ma che lo sia per tutti, senza esagerazioni in un senso e nell'altro.

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Hermann
  • PRO
    RAIMONDO MASU TEAM

    le misure minime!

    in se non esiste una misura minima o massima, il progettista valuta in funzione dell'uso e delle condizioni individuale, ambientali e sociale. Le norme sono fatte non per stabilire i minimi ma per dare a ciascuno l'essenziale. Le norme devono essere considerate non una penalizzazione ma l'accesso a esperienze che altrimenti ci porrebbero tutti nei terreno della discrezionalità. Io posso ignorare che il nostro organismo ha bisogno di un volume d'aria minimo per stazionare in una stanza per 12 ore , ma se rispetto il rapporto aerente sto automaticamente garantendo quella quantità minima. Dovremmo stabilire un rapporto dialettico con la norma, e questo vale anch e per chi fa le leggi. Nei miei laboratori si facevano esercizi di progettazione solo attraverso le norme al fine di poter valutare i limiti della norma stessa e le possibilità di usarle secondo il massimo dell'efficacia possibile.

    Non sarà certo una legge a cambiare il rapporto che noi abbiamo con le norme, ma in un momento come quello attuale dove non sono previsti eccezioni, e il nostro rapporto con lo spazio dell'abitare è diventato l'unico accesso all'esercizio delle liberta individuali, in questo momento non ci sono scappatoie, non possiamo permetterci di allargare la maglia della discrezionalità individuale, è in questo momenti che possiamo interrogarci sulla qualita delle relazioni dentro la pelle minima posta alla socializzazione, il nostro appartamento e le singole stenze che la conpongono.

    (continua)

  • Virginie P.

    @Hermann, hai ragione, invece di anatema avrei dovuto usare la parola memento, ammonimento.

    Il tema iniziale della discussione verte sul come rispondono le case normali a questi momenti di emergenza. Io sono lontana da casa mia per lavoro, all'inizio doveva essere un impegno di breve durata e pernottavo in albergo, poi è diventato più stabile e impegnativo quindi ho preso in affitto un monolocale ammobiliato, in quanto non avevo né le esigenze né le risorse per esigere maggior spazio. Non avevo previsto una clausura forzata di questo genere, e prima mi andava bene, perché stavo fuori casa tantissime ore tra lavoro e occasioni sociali. Anzi, il fatto che fosse piccolo mi rendeva facile la pulizia, avendo poco tempo libero anche per quello. Ora mi sta decisamente stretto.

    Anche se passo tante ore lavorando al pc l'orizzonte limitato di queste 4 mura mi soffoca, non c'è nemmeno un balcone, solo una porta finestra alla francese con ringhiera, per vedere fuori devo sporgermi. I miei libri, le mie cose, sono tutte a casa mia, lontani migliaia di km. Sono costretta a leggere sull'e-reader, non ho la compagnia di nessun oggetto personale, solo mobili scelti da altri, carini quanto si vuole ma impersonali. Non c'è nemmeno la tv o un apparecchio stereo, ma le news e la musica le trovo sul web. So che la mia è una esperienza al limite, ma è quella di tanti lavoratori e studenti fuori sede che non hanno potuto fare ritorno a casa. Spero che agli altri vada meglio, e mi reputo anzi privilegiata perché non sono tra quelli più colpiti dalla pandemia, penso ai malati, alle vittime e a chi lavora in prima linea e affronta ogni giorno il pericolo del contagio, la sofferenza e la morte. Se penso a loro ogni mio problema perde importanza.

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Virginie P.
  • Virginie P.

    Ecco, appunto, architetto @RAIMONDO MASU TEAM, la discrezionalità dello spazio. Purtroppo non è una fisarmonica, dilatabile a piacere. Ciò che va bene oggi sarà troppo o troppo poco domani. La soluzione sarebbe in una maggior flessibilità. Poter cambiare casa con facilità quando cambiano le esigenze, oppure creare spazi modulabili, pareti a scomparsa o a pannelli come in giappone, a separare funzioni quando ne nasce l'esigenza più che destinare univocamente gli ambienti.

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Virginie P.
  • PRO
    RAIMONDO MASU TEAM

    Virginie P. lei pone un problema limite, personalmente quando devo trascorrere più di una settimana hotel prevedo di cambiare i quadri, porto i miei quadri da vioggio o sculture da viaggio, ho anche il cerca idee che mi segue


    sculture 2 · Maggiori informazioni


    e se non ho portato nulla con me, ho la fortuna di avere ancora le mani abili e collegate direttamente con il cervello senza passare dalla ragione...produco all'istante cio che il mio essere in quel luogo mi fa riconoscere parte di quel logo.

    Si, io ho proposto di esercitarci nel riconoscere come nostro, realmente mostro, lo spazio in cui forzatamente una disposizione autoritaria di necessità ci impone. Siamo certi di conoscere lo spazio chiuso fra quattro mura come nostro? forse no1 se la risposta fosse... tanto non cambia nulla-

    Noi purtroppo siamo vittime del tempo siamo dipendenti daL tempo e ora che è diventato tutto uguale , noiosamente ogni giorno è uguale al giorno precedente e al giorno seguente, ci accorgiamo che lo spazio ha altre valenze e che come uno specchio mostra noi, in quel luogo e in quel momento e non -come vorremmo essere, - come invece promette il tempo.

    ( continua)

  • PRO
    RAIMONDO MASU TEAM

    Virginie P. concordo, progettare significa anticipare una stato futuro, La flessibilità deve essere un registro essenziale, una regola autosimilare da applicare a ogni scelta. Si può , e lo dico per esperienza, a parità di spazio mostrare alla percezione lo spazio grande o piccolo... desiderato o indesiderato, accogliente o respingente... ...A me basterebbe che questa esperienza ci insegnasse che per costruire il proprio spazio spazio dell'abitare quotidiano abbiamo bisogno di qualcuno che ci guardi. e quale occasione migliore di una famiglia obbigata a convivere. Per questo all'inizio ho parlato di democrazia negli spazi ristretti dagli infiniti oggetti che raccogliamo solo per il gusto di essere soli.

  • Hermann

    Porto la mia esperienza, anche questa, se si vuole, è un caso differente. Sono lontano da casa mia, anche se fra mura e persone familiari. Io e mia moglie abbiamo trascorso le festività natalizie dai parenti, tedeschi e francesi, e dovevamo tornare a casa dopo l'Epifania, ma l'aggravarsi delle condizioni di salute di mia suocera ci ha costretti a rimanere. L'epidemia ci ha colti in un momento già di per sé difficile, e ora lo viviamo impiegando tutte le nostre risorse e conoscenze, mettendole a disposizione di tutti. Per fortuna ho anche fatto il volontario della Croce Rossa e so praticare le iniezioni, così supplisco alla mancanza di un infermiere domiciliare, lasciando che possa dedicarsi a problemi ben più gravi. In sintesi, pur avendo la fortuna di avere accanto persone care, di poter passare il tempo con i bambini, e di aiutarli nella scuola a distanza, le mie cose e la mia casa non ci sono. Vi dirò: non mi mancano. Trovo in me le risorse per far fronte a questa situazione. Come l'architetto Masu non mi annoio mai, ho a disposizione sia la mente che le mani per spaziare e creare. Forse questo ci insegna questa clausura, a uscire dai confini materiali per trovare spazio interiore.

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Hermann
  • Nina

    Il fatto che stiamo dicendo tutti la stessa cosa mi fa ben sperare...chissà se qualcosa cambierà in futuro

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Nina
  • Nina

    Volevo regalarvi questo.: Beethoven architetto della musica...preso alla lettera, anzi alla linea

    https://www.youtube.com/watch?v=7rhryZzdpME


    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Nina
  • Hermann

    Nina, Line Rider è uno dei cartoonist su You Tube preferiti dai miei nipoti, ne sono deliziati, il loro cartoon preferito è quello del Rondò alla Turca. Aggiungo alla tua magica segnalazione un altro dei loro canali You Tube più amati, quello dei cartoonists di Animusic con le loro macchine musicali https://www.youtube.com/channel/UCZVCuKveehUdmu5PV2p59VA

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Hermann
  • Nina

    Grazie Hermann molto carino anche il rondo, ma secondo me non ben riuscito come Beethoven ;-)

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Nina
  • Hermann

    Concordo, anzi, sembra proprio una "mano" diversa. A loro, piccolini, penso piaccia di più perché l'omino in slitta è più grande, o forse la musica più allegra. L'importante è che ascoltino buona musica ;)

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Hermann
  • PRO
    RAIMONDO MASU TEAM

    a proposito della sostenibilità dell'abitare alcuni disegni dalla raccolta -mito di Atlante- le porte di rotterdam- 2010-16








  • PRO
  • PRO
    RAIMONDO MASU TEAM

    la sostenibilità







  • PRO
    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato michele volpi - studio interior design
  • vale ria

    Voglio scrivere il mio pensiero prima di leggere con calma i pensieri degli altri.

    Non mi sono mai sentita così fortunata come in questi giorni, realizzando che:

    - casa mia è grande (110mq lordi, calpestabili credo di stare sui 90-95) e ariosa;

    - ho uno "sfogo" esterno grazie a 15mq di terrazzo;

    - siamo in 2 (io e mio marito) + il cane ed abbiamo 4 stanze a disposizione, di cui una subito riconvertita in ufficio per me (lavorando come web designer mi hanno dato subito il telelavoro) e nessuno c'ha rimesso in termini di spazio... il più fortunato ovviamente è il cane che ha una cuccia in ogni stanza xD;

    - casa mia è ben orientata, ed affaccia su una piazza adibita a parco pubblico, con prato ed alberi;

    - i miei oggetti "inutili" non mi opprimono, anzi, nella loro quasi totalità sono dischi e libri che stiamo riscoprendo in questi giorni di reclusione forzata.

    Insomma, a casa mia ci sto bene. Mi dispiace constatare però che per tanti non è così: famiglie che vivono in 50mq openspace senza terrazzo/giardino/sfogo, coppie che si ritrovano a lavorare insieme contemporaneamente a casa e a non avere lo spazio sufficiente per farlo, palazzi dove ci sono famiglie disagiate o molto confusionarie, che rendono la quarantena ancora più stressante.

    Detto questo, sicuramente dopo questa pandemia anche l'architettura subirà un cambiamento, perchè nel bene e nel male questa reclusione ha cambiato le persone: basti pensare agli anziani che fino a poco tempo fa non compravano niente online, e adesso hanno dovuto necessariamente imparare a farlo per sopravvivere; oppure alle persone che hanno dovuto imparare a installare le app per il cibo a domicilio, o per i servizi fondamentali come ad esempio le poste; potrei fare mille di questi esempi, ma solo il tempo potrà dirci come e quanto cambieremo. Inoltre abbiamo capito che la casa, per essere vissuta, deve rispettare certi criteri, e spero che questi cambieranno.

    Sicuramente stiamo imparando a fare le file, il che non è da poco ahahahahaha!

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato vale ria
  • Nina

    ...”basti pensare agli anziani che fino a poco tempo fa non compravano niente online, e adesso hanno dovuto necessariamente imparare a farlo per sopravvivere...”

    Mamma mia come ti sbagli...nella supermoderna Milano, forse.

    Hai parenti anziani in qualche paesino abruzzese? O marchigiano terremotato? Ma guarda, se vuoi ti elenco schiere di ottuagenari solo nelle periferie di Roma. Siamo nell'Italia dei paesetti medievale e, a quanto pare, ci tengono a restare tali...per farci un sorriso sopra

    Grazie al cielo esiste ancora il telefono e la possibilità di parlare a voce con un cristiano che ti porta la spesa a casa.

    Se questo cambierà le cose tanto meglio, ma non stiamo uscendo da una guerra mondiale durata anni...mi faccio poche illusioni.

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Nina
Italia
Personalizza la mia esperienza utilizzando cookie

Continuando, accetto che il gruppo Houzz utilizzi cookie o tecnologie simili al fine di ottimizzare i suoi prodotti e servizi, fornirmi contenuti rilevanti e personalizzare la mia esperienza. Per saperne di più.