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IN CUSTODIA PREVENTIVA O PIU' CHE IL VIRUS POTE L'INCANTO DIUN FIORE

RAIMONDO MASU TEAM
l'anno scorso
Ultima modifica:l'anno scorso

...saranno i silenzi delle strade o l’avanzare del giorno sulla notte, ma ho come la sensazione che il morire non è preoccupazione del tempo.

Più volte mi sono chiesto in questi anni, ma soprattutto nel tempo trascorso qui se le tipologie abitative fossero adeguate alle esigenze di una tecnologia invadente. E quando parlo di tecnologia no mi riferisco a quelle perforamenti che nel quotidiano piegano ogni nostro oggetto per farlo diventare sempre più i portesi ineguali e cosa cosi strettamente connessa che il privarsene no è minimamente sotteso.

Le case sono diventate negli anni forme amebiche dove l’abitare è indistinto luogo sia che il nostro corpo si trovi in auto, a scuola, nel salotto o seduto su una sedia snack. Il nostro spazio è cosi informe che no distinguiamo le dimensioni ridotte del nostro bagno da quelle che in carta patinata si mostrano come esperienza sazia per le nostre domande.

Ma oggi tutti chiusi fra le mura domestiche, rese inquete dalla presenza di un minuscolo acellulare esserino che non può riprodursi se no si insedia in una delle capaci cellule del nostra intima natura. Noi con le orecchie incollate alla radio o alle sparse notizie dei social, per poter scappare dalle forzate”case”, come ci raccontiamo nel limite dei nostri limiti che vengono a galla nel mare delle assenze…il caffe al bar, il meeting veloce o l’aperitivo ,,,la corsa in palestra o … le nostre case come ci mostrano ora che sono l’unico e inconsolato spazio del nostro abitare, spazio affollato per le forzate ferme e con distanze da rispettare.

…forse potremmo utilizzare l’eccesso di tempo per interrogarci e pensare finalmente se lo spazio di casa deve solo apparire, se sia patrimonio delle donne o orizzonte di sogni vissuti altrove o invece lo spazio del respiro , del racconto al plurale , delle necessità . perché non proviamo a interrogarci cosa sia la democrazia negli spazi ristretti dagli infiniti oggetti che raccogliamo solo per il gusto di essere soli.

vogliamo fare questo esercizio… pensando che la stanzialità non sia una patologia da curare con lo smartchisache, ma sia il luogo di produzione di senso, dove la singolarità non è azione autarchica (faccio tutto da me) ma azione che implica che qualcun’altro fa qualcosa per me proprio come se la facessi per me stesso.

https://www.youtube.com/watch?v=Qr6jFqMx0fA

Commenti (76)

  • Nina
    l'anno scorso

    Sacrosanto Hermann...e purtroppo, aggiungerei!

    Diciamo che messa così non si vede luce in fondo al tunnel, è pur vero che nel nostro piccolo potremmo trarre comunque qualcosa da questa esperienza e pensarci due volte prima di intraprendere ristrutturazioni all’insegna dell’oggetto griffato, piuttosto che alla sua reale funzione.

    Griffato per dire patinato, da catalogo, di tendenza...la speranza è che questo precedente modifichi quello che spesso confondiamo con gusto personale, ma che in realtà è compulsivo bisogno di apparire, di dimostrare e di personale in realtà non ci sia molto.

    Mi auguro in una presa di coscienza profonda e collettiva. Se poi non si traduce in case più grandi, amen, ma intanto siamo diventanti più consapevoli. Più concreti.

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Nina
  • Hermann
    l'anno scorso

    Non voglio demonizzare le "misure minime", perché se non ci fossero state almeno quelle oramai vivremmo in veri e propri loculi alla giapponese, quindi ben vengano. Piuttosto che sul "quanto" la mia riflessione verte più sul "come". Possiamo anche razionalizzare lo spazio, e farlo ad ogni livello, privato e pubblico, per non sprecare e per non impattare, a patto che questo spazio sia di qualità, che si vada oltre alla mera soddisfazione di bisogni umani elementari legati al corpo, che nelle case ci siano piuttosto stimoli per andare oltre, mentali e spirituali. Non per tutti c'è bisogno dello stesso spazio per fare le stesse cose. Il minimalista e l'eclettico hanno realtà e bisogni diversi. Quello a cui, per mangiare, basta il microonde e un minifrigo non se ne fa nulla della mega cucina, mentre il gourmet che ama cucinare ha "bisogno" di ampi piani di lavoro, una capiente credenza, una fornita dispensa, tanti elettrodomestici. Chi ama leggere ha bisogno di più pareti rispetto a chi passa il tempo davanti a uno schermo TV o alla console dei videogiochi. Dovremmo quindi poter scegliere come destinare lo spazio "minimo", e fare anche in modo che sia un po' meno minimo ma che lo sia per tutti, senza esagerazioni in un senso e nell'altro.

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Hermann
  • PRO
    RAIMONDO MASU TEAM
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    l'anno scorso
    Ultima modifica: l'anno scorso

    le misure minime!

    in se non esiste una misura minima o massima, il progettista valuta in funzione dell'uso e delle condizioni individuale, ambientali e sociale. Le norme sono fatte non per stabilire i minimi ma per dare a ciascuno l'essenziale. Le norme devono essere considerate non una penalizzazione ma l'accesso a esperienze che altrimenti ci porrebbero tutti nei terreno della discrezionalità. Io posso ignorare che il nostro organismo ha bisogno di un volume d'aria minimo per stazionare in una stanza per 12 ore , ma se rispetto il rapporto aerente sto automaticamente garantendo quella quantità minima. Dovremmo stabilire un rapporto dialettico con la norma, e questo vale anch e per chi fa le leggi. Nei miei laboratori si facevano esercizi di progettazione solo attraverso le norme al fine di poter valutare i limiti della norma stessa e le possibilità di usarle secondo il massimo dell'efficacia possibile.

    Non sarà certo una legge a cambiare il rapporto che noi abbiamo con le norme, ma in un momento come quello attuale dove non sono previsti eccezioni, e il nostro rapporto con lo spazio dell'abitare è diventato l'unico accesso all'esercizio delle liberta individuali, in questo momento non ci sono scappatoie, non possiamo permetterci di allargare la maglia della discrezionalità individuale, è in questo momenti che possiamo interrogarci sulla qualita delle relazioni dentro la pelle minima posta alla socializzazione, il nostro appartamento e le singole stenze che la conpongono.

    (continua)

  • Virginie P.
    l'anno scorso
    Ultima modifica: l'anno scorso

    @Hermann, hai ragione, invece di anatema avrei dovuto usare la parola memento, ammonimento.

    Il tema iniziale della discussione verte sul come rispondono le case normali a questi momenti di emergenza. Io sono lontana da casa mia per lavoro, all'inizio doveva essere un impegno di breve durata e pernottavo in albergo, poi è diventato più stabile e impegnativo quindi ho preso in affitto un monolocale ammobiliato, in quanto non avevo né le esigenze né le risorse per esigere maggior spazio. Non avevo previsto una clausura forzata di questo genere, e prima mi andava bene, perché stavo fuori casa tantissime ore tra lavoro e occasioni sociali. Anzi, il fatto che fosse piccolo mi rendeva facile la pulizia, avendo poco tempo libero anche per quello. Ora mi sta decisamente stretto.

    Anche se passo tante ore lavorando al pc l'orizzonte limitato di queste 4 mura mi soffoca, non c'è nemmeno un balcone, solo una porta finestra alla francese con ringhiera, per vedere fuori devo sporgermi. I miei libri, le mie cose, sono tutte a casa mia, lontani migliaia di km. Sono costretta a leggere sull'e-reader, non ho la compagnia di nessun oggetto personale, solo mobili scelti da altri, carini quanto si vuole ma impersonali. Non c'è nemmeno la tv o un apparecchio stereo, ma le news e la musica le trovo sul web. So che la mia è una esperienza al limite, ma è quella di tanti lavoratori e studenti fuori sede che non hanno potuto fare ritorno a casa. Spero che agli altri vada meglio, e mi reputo anzi privilegiata perché non sono tra quelli più colpiti dalla pandemia, penso ai malati, alle vittime e a chi lavora in prima linea e affronta ogni giorno il pericolo del contagio, la sofferenza e la morte. Se penso a loro ogni mio problema perde importanza.

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Virginie P.
  • Virginie P.
    l'anno scorso

    Ecco, appunto, architetto @RAIMONDO MASU TEAM, la discrezionalità dello spazio. Purtroppo non è una fisarmonica, dilatabile a piacere. Ciò che va bene oggi sarà troppo o troppo poco domani. La soluzione sarebbe in una maggior flessibilità. Poter cambiare casa con facilità quando cambiano le esigenze, oppure creare spazi modulabili, pareti a scomparsa o a pannelli come in giappone, a separare funzioni quando ne nasce l'esigenza più che destinare univocamente gli ambienti.

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Virginie P.
  • PRO
    RAIMONDO MASU TEAM
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    l'anno scorso
    Ultima modifica: l'anno scorso

    Virginie P. lei pone un problema limite, personalmente quando devo trascorrere più di una settimana hotel prevedo di cambiare i quadri, porto i miei quadri da vioggio o sculture da viaggio, ho anche il cerca idee che mi segue


    sculture 2 · Maggiori informazioni


    e se non ho portato nulla con me, ho la fortuna di avere ancora le mani abili e collegate direttamente con il cervello senza passare dalla ragione...produco all'istante cio che il mio essere in quel luogo mi fa riconoscere parte di quel logo.

    Si, io ho proposto di esercitarci nel riconoscere come nostro, realmente mostro, lo spazio in cui forzatamente una disposizione autoritaria di necessità ci impone. Siamo certi di conoscere lo spazio chiuso fra quattro mura come nostro? forse no1 se la risposta fosse... tanto non cambia nulla-

    Noi purtroppo siamo vittime del tempo siamo dipendenti daL tempo e ora che è diventato tutto uguale , noiosamente ogni giorno è uguale al giorno precedente e al giorno seguente, ci accorgiamo che lo spazio ha altre valenze e che come uno specchio mostra noi, in quel luogo e in quel momento e non -come vorremmo essere, - come invece promette il tempo.

    ( continua)

  • PRO
    RAIMONDO MASU TEAM
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    l'anno scorso

    Virginie P. concordo, progettare significa anticipare una stato futuro, La flessibilità deve essere un registro essenziale, una regola autosimilare da applicare a ogni scelta. Si può , e lo dico per esperienza, a parità di spazio mostrare alla percezione lo spazio grande o piccolo... desiderato o indesiderato, accogliente o respingente... ...A me basterebbe che questa esperienza ci insegnasse che per costruire il proprio spazio spazio dell'abitare quotidiano abbiamo bisogno di qualcuno che ci guardi. e quale occasione migliore di una famiglia obbigata a convivere. Per questo all'inizio ho parlato di democrazia negli spazi ristretti dagli infiniti oggetti che raccogliamo solo per il gusto di essere soli.

  • Hermann
    l'anno scorso

    Porto la mia esperienza, anche questa, se si vuole, è un caso differente. Sono lontano da casa mia, anche se fra mura e persone familiari. Io e mia moglie abbiamo trascorso le festività natalizie dai parenti, tedeschi e francesi, e dovevamo tornare a casa dopo l'Epifania, ma l'aggravarsi delle condizioni di salute di mia suocera ci ha costretti a rimanere. L'epidemia ci ha colti in un momento già di per sé difficile, e ora lo viviamo impiegando tutte le nostre risorse e conoscenze, mettendole a disposizione di tutti. Per fortuna ho anche fatto il volontario della Croce Rossa e so praticare le iniezioni, così supplisco alla mancanza di un infermiere domiciliare, lasciando che possa dedicarsi a problemi ben più gravi. In sintesi, pur avendo la fortuna di avere accanto persone care, di poter passare il tempo con i bambini, e di aiutarli nella scuola a distanza, le mie cose e la mia casa non ci sono. Vi dirò: non mi mancano. Trovo in me le risorse per far fronte a questa situazione. Come l'architetto Masu non mi annoio mai, ho a disposizione sia la mente che le mani per spaziare e creare. Forse questo ci insegna questa clausura, a uscire dai confini materiali per trovare spazio interiore.

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Hermann
  • Nina
    l'anno scorso

    Il fatto che stiamo dicendo tutti la stessa cosa mi fa ben sperare...chissà se qualcosa cambierà in futuro

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Nina
  • Nina
    l'anno scorso

    Volevo regalarvi questo.: Beethoven architetto della musica...preso alla lettera, anzi alla linea

    https://www.youtube.com/watch?v=7rhryZzdpME


    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Nina
  • Hermann
    l'anno scorso
    Ultima modifica: l'anno scorso

    Nina, Line Rider è uno dei cartoonist su You Tube preferiti dai miei nipoti, ne sono deliziati, il loro cartoon preferito è quello del Rondò alla Turca. Aggiungo alla tua magica segnalazione un altro dei loro canali You Tube più amati, quello dei cartoonists di Animusic con le loro macchine musicali https://www.youtube.com/channel/UCZVCuKveehUdmu5PV2p59VA

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Hermann
  • Nina
    l'anno scorso

    Grazie Hermann molto carino anche il rondo, ma secondo me non ben riuscito come Beethoven ;-)

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Nina
  • Hermann
    l'anno scorso

    Concordo, anzi, sembra proprio una "mano" diversa. A loro, piccolini, penso piaccia di più perché l'omino in slitta è più grande, o forse la musica più allegra. L'importante è che ascoltino buona musica ;)

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Hermann
  • PRO
    RAIMONDO MASU TEAM
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    l'anno scorso
    Ultima modifica: l'anno scorso

    a proposito della sostenibilità dell'abitare alcuni disegni dalla raccolta -mito di Atlante- le porte di rotterdam- 2010-16








  • PRO
    RAIMONDO MASU TEAM
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    l'anno scorso






  • PRO
    RAIMONDO MASU TEAM
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    l'anno scorso
    Ultima modifica: l'anno scorso

    la sostenibilità







  • PRO
    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato michele volpi - studio interior design
  • vale ria
    l'anno scorso
    Ultima modifica: l'anno scorso

    Voglio scrivere il mio pensiero prima di leggere con calma i pensieri degli altri.

    Non mi sono mai sentita così fortunata come in questi giorni, realizzando che:

    - casa mia è grande (110mq lordi, calpestabili credo di stare sui 90-95) e ariosa;

    - ho uno "sfogo" esterno grazie a 15mq di terrazzo;

    - siamo in 2 (io e mio marito) + il cane ed abbiamo 4 stanze a disposizione, di cui una subito riconvertita in ufficio per me (lavorando come web designer mi hanno dato subito il telelavoro) e nessuno c'ha rimesso in termini di spazio... il più fortunato ovviamente è il cane che ha una cuccia in ogni stanza xD;

    - casa mia è ben orientata, ed affaccia su una piazza adibita a parco pubblico, con prato ed alberi;

    - i miei oggetti "inutili" non mi opprimono, anzi, nella loro quasi totalità sono dischi e libri che stiamo riscoprendo in questi giorni di reclusione forzata.

    Insomma, a casa mia ci sto bene. Mi dispiace constatare però che per tanti non è così: famiglie che vivono in 50mq openspace senza terrazzo/giardino/sfogo, coppie che si ritrovano a lavorare insieme contemporaneamente a casa e a non avere lo spazio sufficiente per farlo, palazzi dove ci sono famiglie disagiate o molto confusionarie, che rendono la quarantena ancora più stressante.

    Detto questo, sicuramente dopo questa pandemia anche l'architettura subirà un cambiamento, perchè nel bene e nel male questa reclusione ha cambiato le persone: basti pensare agli anziani che fino a poco tempo fa non compravano niente online, e adesso hanno dovuto necessariamente imparare a farlo per sopravvivere; oppure alle persone che hanno dovuto imparare a installare le app per il cibo a domicilio, o per i servizi fondamentali come ad esempio le poste; potrei fare mille di questi esempi, ma solo il tempo potrà dirci come e quanto cambieremo. Inoltre abbiamo capito che la casa, per essere vissuta, deve rispettare certi criteri, e spero che questi cambieranno.

    Sicuramente stiamo imparando a fare le file, il che non è da poco ahahahahaha!

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato vale ria
  • Nina
    l'anno scorso
    Ultima modifica: l'anno scorso

    ...”basti pensare agli anziani che fino a poco tempo fa non compravano niente online, e adesso hanno dovuto necessariamente imparare a farlo per sopravvivere...”

    Mamma mia come ti sbagli...nella supermoderna Milano, forse.

    Hai parenti anziani in qualche paesino abruzzese? O marchigiano terremotato? Ma guarda, se vuoi ti elenco schiere di ottuagenari solo nelle periferie di Roma. Siamo nell'Italia dei paesetti medievale e, a quanto pare, ci tengono a restare tali...per farci un sorriso sopra

    Grazie al cielo esiste ancora il telefono e la possibilità di parlare a voce con un cristiano che ti porta la spesa a casa.

    Se questo cambierà le cose tanto meglio, ma non stiamo uscendo da una guerra mondiale durata anni...mi faccio poche illusioni.

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Nina
  • vale ria
    l'anno scorso

    @Nina io vivo a Livorno in Toscana, i miei hanno imparato a fare le videochiamate su whatsapp, idem i miei suoceri... qualcuno usa le app... sono fiduciosa dai ahahahahah


    cmq nel tuo post hai usato il termine perfetto, REFETTORI! mi hai strappato un sorriso ma è vero.... in quanti dicono "in casa tanto ci ceno, dormo e basta"?

  • Virginie P.
    l'anno scorso

    In questi giorni ho dovuto anche adattarmi a fare la spesa nei centri commerciali, poiché i mercati che preferivo frequentare sono chiusi. Posso fare un appunto anche a chi progetta i centri commerciali? Sono di quanto più alienante possa esistere. Ora poi che sono contingentati, con la gente in fila, muta e a distanza nei corridoi vuoti, mostrano ancora più di prima la loro desolante mancanza di quel senso di comunione che hanno le nostre antiche e belle piazze europee.

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Virginie P.
  • Nina
    l'anno scorso

    Virginie, forse hai ragione Ma resta il fatto che sono molto più frequentati rispetto alle piazze europee...si vede che sono tutti già alienati, compreso chi li progetta!

    ...comunque sono d’accordo con te ;-)

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Nina
  • PRO
    Arch Sara Pizzo - Studio 1881
    l'anno scorso
    Ultima modifica: l'anno scorso

    Sento anch'io la mancanza del mercato cittadino, sia perchè mi manca la verdura fresca e profumata, alimento fondamentale per la mia dieta quasi vegetariana, sia perchè il mercato del sabato mattina, con qualunque temperatura e clima, è piacevole occasione di svago.

    I supermercati sono così...Non Luoghi, frutto della società, come scriveva Marc Augè e che forse val la pena di rileggere, in queste giornate di clausura, e magari di ripensare in chiave di Decrescita Felice o Abbondanza Rurale.

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Arch Sara Pizzo - Studio 1881
  • vale ria
    l'anno scorso

    anche io detesto i centri commerciali con tutto il cuore, ma purtroppo la gente (soprattutto le famiglie con figli piccoli) ci va perchè possono lasciare la macchina di fronte all'ingresso e trovare tutto in un luogo solo, senza fare troppi giri. il problema delle "piazze europee" ormai è che è difficile arrivarci.... io abito in una cittadina del cavolo e

    a) i mezzi pubblici fanno schifo, sono poche linee e fanno dei giri larghissimi, ergo spesso si fa prima ad andare a piedi. inoltre sono cari (1.50 a corsa)

    b) il centro ormai è quasi tutto ztl con telecamere

    c) i parcheggi costano cari (4 euro 2 ore.... mi pare ridicolo)


    personalmente ho risolto abitando in centro ahahahhaah

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato vale ria
  • Nina
    l'anno scorso
    Ultima modifica: l'anno scorso

    Verissimo @Arch Sara Pizzo - Studio 1881, stessa teoria dei suoi non luoghi. Del resto i centri commerciali non sono progettati per le relazioni interpersonali, ma per il consumismo in binomio con la fretta, lo stress, la sempre più vertiginosa velocità che acquistano le nostre giornate.

    infatti ora che qualcuno ha tirato il freno a mano siamo rimasti sbigottiti per un mese...tanti pesci rossi con la bocca aperta e gli occhi a palla a chiedersi “e mo’ che faccio?” talmente non siamo abituati ad avere tempo!

    La cosa più triste nei centri commerciali secondo me non è l’atmosfera asettica, le luci igieniche e l’infilata bulimica di vetrine. Sono le persone che tentano di renderlo un luogo. Ci portano i bambini a giocare sugli aeroplanini a gettoni, o per le feste nei fast food...cercare di rendere un non luogo un luogo è davvero indicativo.

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Nina
  • vale ria
    l'anno scorso

    Come mi trovo daccordo.... a me piace il centro proprio perchè sei OBBLIGATO a perdere tempo: parlando col verduraio, col macellaio, oppure dover fare quei 20 minuti a piedi per andare al mercato, andare in giro tra i banchi e vedere chi ha la merce migliore.... e lo stesso vale x i negozi di vestiti.

    invece vedo tanta gente a corsa, che entra chiede e se ne va, sempre a correre, non si sa dove, non si sa per quale motivo, tutti col cellulare in mano.... magari questa quarantena c'avrà insegnato che dobbiamo godere anche del tempo che abbiamo e non solo pensare a comprare, comprare, comprare?! mha!


    le feste di compleanno nei fast food credo siano la cosa più DISEDUCATIVA della società moderna.

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato vale ria
  • Virginie P.
    l'anno scorso

    @Arch Sara Pizzo - Studio 1881, vegetariana anche io, e non c'è paragone tra quanto si trova sui banchi degli ortolani e dei contadini al mercato con i prodotti gelati "fuori frigo" dei supermercati. Li porti a casa e il giorno dopo sono ammuffiti o marci.


    @vale ria, abito in centro anche io, sia a Torino dove ho casa che qui, dove per stare vicina al lavoro mi sono potuta permettere un monolocale striminzito a un prezzo esorbitante. Il problema è che abbiamo permesso che i negozi di alimentari, panifici, ortrofrutta nei centri delle città fossero soppiantati dai negozi monomarca dei grandi brand internazionali, dalle profumerie, o da posti per turisti e non per chi in quei quartieri ancora ci abita. A Torino, in centro, i negozietti di alimentari sono più rari delle mosche bianche. Restavano solo i mercati a ricordarci quel passato di profumi, voci, luoghi d'incontro del quartiere, in cui tutti si conoscevano e si riconoscevano come esseri umani.

    I centri commerciali li ho sempre evitati perché sto tutto il giorno nel cemento, in un lavorificio (di uffici) come ci stanno tanti di noi, dentro fabbriche o ospedali o cantieri. Quindi nessuna voglia, quel poco di tempo che passo fuori da quattro mura, di andarmi a rinchiudere in altro cemento, dal lavorificio al comprificio e poi un divertificio? Eppure hai ragione, @Nina, chissà perché questi non posti attraggono così tanta gente.


    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Virginie P.
  • Nina
    l'anno scorso
    Ultima modifica: l'anno scorso

    Personalmente non demonizzo i centri commerciali, perché li sfrutto per quello che sono.

    Quando posso li evito, quando ho fretta e urgenza li sfrutto. Come sempre l’equilibrio sta nel mezzo, ma la gente si impigrisce forse anche a causa della settimana lavorativa e passa tutto il weekend chiusa li dentro. A Roma poi cercare parcheggio per fare un giro in centro è totalmente escluso...


    Ora che siamo ai domiciliari, comunque, restare chiusi nelle proprie case sembra essere alienante! Un paradosso dell’essere umano :-)))

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Nina
  • Virginie P.
    l'anno scorso
    Ultima modifica: l'anno scorso

    Alienante sì, almeno per me che vivo in un buco. Ora poi con lo smart working sono in contatto con più colleghi di prima, e li ho tutti qui, dentro casa, anche se ci "entrano" solo dallo schermo del pc. Si respira meno privacy di prima, dove almeno avevo un ufficio mio con una porta a cui si doveva bussare per chiedere di entare :D

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Virginie P.
  • vale ria
    l'anno scorso
    Ultima modifica: l'anno scorso

    @Virginie P. purtroppo lo svuotamento dei centri cittadini è un problema che stanno affrontando tutte le città con un minimo di storia artistica e turismo. Per il mero profitto piano piano vengono allestiti dei "parchi divertimento" (così come ormai è diventata Venezia, ci mancano i tornelli poi è come andare a Disneyland) per i turisti dove possano comprare, spendere, consumare, e andarsene, a discapito dei poveri cittadini che si ritrovano a dover sloggiare per andare nella comoda e vivibile periferia. Per farti un esempio, dal 2005 al 2010 ho abitato a Firenze per studiare all'università ed il fenomeno era già partito, adesso nel 2020 che peccato vedere il vecchio mercato di san lorenzo trasformato in banchetti beceri che vendono calamite e pellame FINTO ai turisti americani di passaggio, oppure vedere i vecchi negozi di vestiti tramutati in catene di fastfood, vedere che il panettiere ed il macellaio di quartiere hanno chiuso, per lasciare il posto a ristoranti acchiappa-citrulli.

    A livorno, dove abito, per fortuna questo fenomeno ancora non c'è, ma anche qui stanno arrivando i primi turisti che effettivamente potrebbero dare lavoro a tanti... Ma al prezzo di cosa? Della perdita della nostra identità? O si può fare una via di mezzo?

    In compenso i negozi e le boutique hanno chiuso tutte già da 10-15 anni in concomitanza con l'aumento della disoccupazione e dell'emigrazione di massa, ci sono solo catene (ormai copia/incolla ai centro città di mezza europa) e oltretutto con la roba peggiore, per avere un minimo di qualità bisogna andare verso Lucca o comprare direttamente online.

    Cosa ci rimane? ll mare (se dio vuole siamo gelosi ed è ancora poco o nulla mercificato), la città popolata da autoctoni e non da popolo di passaggio.... ma di lavoro ce n'era poco prima, figuriamoci dopo questa pandemia. staremo a vedere.

    scusate il filosofeggiare ma questi giorni mi ispirano tanti pensieri xD

  • PRO
    RAIMONDO MASU TEAM
    Autore originale
    l'anno scorso
    Ultima modifica: l'anno scorso

    (continua)

    Virginie P., grazie, la sua riflessione mi da modo di rientrare, rileggere le considerazioni fin qui fatte e rilanciare. La sua riflessione mi ha fatto venire in mente un pezzo scritto da me qualche tempo fa, qualche appunto per un progetto ...

    immaginare una piazza , oggi , è esercizio accademico. Per le piazze,… mancano i presupposti culturali o di rappresentatività nella nostra idea ‘moderna, di urbanizzazione . Anche lo scendere in piazza a manifestare significa misurare un percorso, contare gli aderenti, scalfire posizioni contrapposti, ma mai sembra richiamarsi al luogo dove la stanzialità afferma il predominio sul territorio consentendo l’applicazione della regola nel suo momento più alto: l’agire.

    Certo non è la sola azione che la piazza si riconosce, ma questa ha sempre rappresentato il motore che sottende le forme dei poteri che in quei luoghi designavano funzione precisa, funzione di argine nel appartenere a una comunità. La piazza come le riconosciamo nel nostro presente prescindono dalla geometria ma alla geometria chiedono l’applicazione del criterio di posizionamento da applicare non solo al tracciato planimetrico, ma anche alle sue proiezioni verticali, modellando facciate anche la dove le facciate sono solo orizzonti.

    Ma oggi nel tracciare gli slarghi l’immaginazione corre subito alle rotonde, a un dispositivo di accelerazione centrifuga e lascia inevaso il significato di ‘vuoto’ come elemento di interlocuzione fra il fare e il pensare.

    .....................................

    ..nella sua riflessine si fa riferimento alla nuove piazze quelle che Augè aveva definito -non luoghi- per la loro essere altro da se che noi non eravamo in grado di riconoscere. Ma l'incapacita di porre interazione fuori dalla loro funzione pare che ci sia costata cara. Si è fatto un gran parlare in questi anni eppure non abbiamo reagito da utenti, li abbiamo trovati comodi e qualcuno li ha usati e usa(...) come parco divertimenti.

    Non ci siamo accorti che ci si stava togliendo lo spazio libero del pensare. Ci hanno regalato le otto ore ma quella assenza è stata subito riempita e codificata dal "tempo libero" altra categoria merceologica, altra categoria posta a mia avviso fuori dall'abitare. E' questa la ragione ch e mi porta a dire , le nostre abitazioni non sono piccole perche non possiamo comprarne di maggiori, ma perchè il nostro Abitare è consumato in molti più spazi, in spazi molto più grandi della nostra pelle dell'egoismo positivo e autoprotettivo.

    Ci siamo scoperti vegetariani, vegani, buddisti, anarchici e non so cosal'atro, e solo per riconquistare il vuoto, cioe la possibilita di determinare le nostre azioni.

    Ma ora arriva un virus acellulare che occupa le nostre cellule, distrugendole, per potersi riprodurre: Le nostre cellule, la nostra casa naturale, la casa dell'indeterminato e noi per diffenderci ...Che facciamo?... diventiamo materia compatta. La mia domanda , è, per domani . sapremo uscirne? sconfitto il virus...

    (continua)

  • PRO
    RAIMONDO MASU TEAM
    Autore originale
    l'anno scorso

    grazie, c'è ancora molto da leggere....!!!

  • Hermann
    l'anno scorso

    Qui in Francia, dove li hanno inventati, i centri commerciali sono davvero un posto dove la gente va anche solo per passare il tempo, per stare al caldo d'inverno e al fresco d'estate, perché non si paga il biglietto per entrare (democrazia a buon mercato) mentre musei, teatri e parchi divertimento costano, o per vedere le vetrine, come facevamo noi di provincia quando andavamo in città per fare le vasche e vedere le novità stagionali della moda. Già allora, Virginie, il centro di Torino aveva pochi negozi di alimentari o panifici, per fortuna ci sono sempre stati i benedetti mercati rionali quotidiani. Speriamo riaprano in fretta.

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Hermann
  • Nina
    l'anno scorso
    Ultima modifica: l'anno scorso

    Architetto Masu, non so se tutti quelli che comprano abitazioni senza dimensioni degne di essere chiamate tali siano d’accordo con lei sui motivi....certo è che il pensare non va più molto di moda, anzi il tempo libero zeppo di occupazioni probabilmente serve proprio da deterrente al dover pensare.

    E neanche il considerare il tempo e lo spazio due beni preziosi, a mio avviso essenziali, è molto in auge. Ahimè no, non credo ne usciremo, il virus ha fatto solo la parte di una bella riga di evidenziatore.

    Attendo interessata il resto del post...

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Nina
  • Hermann
    l'anno scorso

    Architetto Masu, davvero, l'alienazione del vivere moderno non ha confini materiali.

    La solitudine, vera o percepita, è l'incapacità di dare un valore a quel tempo libero rivendicato e riconquistato, sottratto al mero lavoro di sopravvivenza, ma che invece di rivelarsi terreno fertile si è trasformato in patologici vuoti mentali, affettivi, culturali, sociali, spirituali, in difficoltà di trovare la ricchezza e gli stimoli nella convivenza familiare o sociale. Quindi non è prerogativa di un certo tipo di spazio o di architettura, anche se un certo tipo di format accentua il disagio. E' dentro alle persone, e si trasferisce alle loro case, che riempiono di cose nel tentativo di arginare quei vuoti, così come negli altri luoghi, in cui si recano sperando di trovare calore umano ma dove invece scoprono di condividere solo altre solitudini, altri vuoti. Forse abbiamo separato troppo l'essere umano dal suo ambiente naturale, privandolo del suo necessario contatto con la natura, perché quei non luoghi non esistono o non prendono piede là dove le comunità hanno ancora questa simbiosi con l'ambiente e dove i legami affettivi sono nutrimento reciproco per i componenti della famiglia, dei luoghi di ritrovo, dei progetti collettivi. Là dove esistono ancora quelle architetture invisibili che sono le radici, le tradizioni, la trasmissione da cuore a cuore dei quieti segreti del vivere.

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Hermann
  • Virginie P.
    l'anno scorso

    @Hermann, se me lo permetti mi salvo le tue bellissime parole "quelle architetture invisibili che sono le radici, le tradizioni, la trasmissione da cuore a cuore dei quieti segreti del vivere", riassumono l'essenza della mia storia familiare, della mia vita, e mi sono commossa. Grazie.

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Virginie P.
  • Nina
    l'anno scorso
    Ultima modifica: l'anno scorso

    Molto interessante! Molto triste pensare che sia stato scritto nel ‘74 e che sia ancora attualissimo (carosello e lire a parte). Decisamente una fotografia della nostra società.

    Ma temo sia impossibile abbracciare del tutto la filosofia della povertà.

    Pensi soltanto alle schiere di professionisti su questo portale che non servirebbero più a nulla...

    Diciamo che accolgo il consiglio finale e mi limito ad una povertà interiore...

    continuerò a rifletterci, grazie architetto Masu

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Nina
  • PRO
    RAIMONDO MASU TEAM
    Autore originale
    l'anno scorso
    Ultima modifica: l'anno scorso
    • Nina grazie a lei. Solo una precisazione, non penso che "la schiera di professionisti su questo portale non servirebbe a nulla"... in tutti i miei interventi la regola autosimilare che sottende i miei ragionamente è: esercizio costante del pensare perchè pensare significa discernere secondo responsabilità. di questa ne abbiamo assolutamente bisogno, e naturalmente abbiamo bisogno di professionisti del progetto della responsabilità, dell'anticipazione di un evento....
  • Nina
    l'anno scorso
    Ultima modifica: l'anno scorso

    Volendo sfrondare la nostra vita del superfluo, molti sarebbero a spasso...non tutti sono fondamentali.

    Diciamo che discernere ciò che serve davvero, scegliere solo la qualità e applicare un pensiero consapevole potrebbero portare ad una versione di consumismo migliore.

    Ma sempre di consumismo si tratta.

    Le uniche persone che ho visto vivere sul serio nell essenziale sono eremiti, fuori dalle metropoli, lontano dalla società, fermi ad uno stile ai nostri occhi “antico”...ergo?...Ora è difficile, molto difficile!


    ...ma io continuo a rifletterci su...

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Nina
  • Virginie P.
    l'anno scorso

    @RAIMONDO MASU TEAM, grazie per l'articolo di Parise, che regalo!

    Due le frasi salienti, in particolare:

    "Tutto il nostro paese, che fu agricolo e artigiano (cioè colto), non sa più distinguere nulla, non ha educazione elementare delle cose perché non ha più povertà".

    "Comprare un oggetto perché la qualità della sua materia, la sua forma nello spazio, ci emoziona".

    I miei nonni paterni appartenevano alla classe contadina, ma che qualità e che bellezza i pochi oggetti che possedevano. Avere pochi soldi faceva davvero sì che si ponesse molta attenzione a come e per cosa si spendevano, a non sprecarli. Per il necessario, ovvio, ma doveva durare a lungo e quindi essere per forza di qualità. Forse gli acquisti non gratificavano, ma le gratificazioni si trovavano in altro, e molto più importante.

    Buona Pasqua a voi tutti.

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Virginie P.
  • PRO
    OFFICINE VITTORIO COLOMBO SAS
    l'anno scorso
    Ultima modifica: l'anno scorso

    Proprio in questi giorni riflettevo con un'amica su quanto poco ci serva in realtà.
    Ma io mi trovo in una condizione privilegiata rispetto ad altri: Ho spazio....non solo quello inteso delle quattro mura....ma anche quello esterno.
    Senza lo spazio non puoi agire.............cit. Masu........
    In cambio dell'accumulare abbiamo ceduto troppo di noi e quello che ci ritorna è nulla: ci è stato tolto il pensiero, ci è stato tolto il vero valore delle cose, ci è stata tolta la capacità di agire perchè ci è stato tolto lo spazio in cui poterlo fare.
    In cambio dell'accumulare abbiamo tolto risorse ad altri e impoverito il ns. sistema dislocando.
    Mi piace molto il concetto di povertà come condizione etica e non sociale: è saper scegliere per sè e per gli altri nel reciproco rispetto, anche il ricco può perseguire la povertà e ne trarrebbe grande ricchezza: essere non avere.
    Ricordo da piccola avevo il vestito e le scarpe della festa. Ero felice quando potevo metterli ma ero più felice con gli abiti di tutti i giorni perchè potevo correre, saltare, sdraiarmi nei prati....ero libera!
    Ecco, credo che la "libertà di Essere" sia ora il vero privilegio, la vera ricchezza da perseguire.

    Forse il Covid potrebbe dare la spinta al risveglio.


    Nina per quanto riguarda le schiere di professionisti ....sono sempre esistiti, c'erano anche prima del 1974 e sono coloro che, a mio avviso, ci dovrebbero aiutare ad evitare spreco, ad agire con responsabilità. Anzi serviranno molto di più di questi tempi dove le risorse sono poche e si deve usarle al meglio.

    Certo sono persone. Avere una laurea in architettura, o in medicina o in economia....non significa essere illuminato.....quì entra in gioco la capacità di scelta del singolo

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato OFFICINE VITTORIO COLOMBO SAS
  • PRO
    Roberta Tognoni
    l'anno scorso

    Una pillola di ottimismo :D da "La Peste" di Camus

    "Benché un flagello sia infatti un accadimento frequente, tutti stentiamo a credere ai flagelli quando ci piombano addosso. Nel mondo ci sono state tante epidemie di peste quante guerre. Eppure la peste e la guerra colgono sempre tutti alla sprovvista. Era stato colto alla sprovvista il dottor Rieux, come lo erano stati i nostri concittadini, e questo spiega le sue titubanze. E spiega anche perché fosse combattuto tra la preoccupazione e la fiducia. Quando scoppia una guerra tutti dicono: “È una follia, non durerà.” E forse una guerra è davvero una follia, ma ciò non le impedisce di durare. La follia è ostinata, chiunque se ne accorgerebbe se non fossimo sempre presi da noi stessi. A questo riguardo, i nostri concittadini erano come tutti gli altri, erano presi da se stessi, in altre parole erano umanisti: non credevano ai flagelli. Dal momento che il flagello non è a misura dell’uomo, pensiamo che sia irreale, soltanto un brutto sogno che passerà. Invece non sempre il flagello passa e, di brutto sogno in brutto sogno, sono gli uomini a passare, e in primo luogo gli umanisti che non hanno preso alcuna precauzione. I nostri concittadini non erano più colpevoli di altri, dimenticavano soltanto di essere umili e pensavano che tutto per loro fosse ancora possibile, il che presumeva che i flagelli fossero impossibili. Continuavano a fare affari, programmavano viaggi e avevano opinioni. Come avrebbero potuto pensare alla peste che sopprime il futuro, gli spostamenti e le discussioni? Si credevano liberi e nessuno sarà mai libero finché ci saranno dei flagelli."

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Roberta Tognoni
  • Nina
    l'anno scorso
    Ultima modifica: l'anno scorso

    Officine hai ragione...poi però entro su Houzz e vedo gente che continua imperterrita a progettare spazi micragnosi con passaggi al limite dei normopeso e stanze soffocanti, pur di avere l‘isola tanto trendy...come se due mesi di domiciliari non siano ancora sufficienti a discernere la moda dalla necessità. L’apparire dal respirare e muoversi...

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Nina
  • PRO
    Roberta Tognoni
    l'anno scorso

    Nina, c'è chi indossa le ballerine e chi porta il tacco 12. Quest'ultima sa bene che a fine giornata avrà i piedi più stanchi e doloranti di chi calza le ballerine, ma il tacco 12 continua ad essere acquistato ed indossato: non tutti abbiamo le stesse necessità e priorità.

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato Roberta Tognoni
  • stefaniasasso61
    l'anno scorso

    Sono Stefania SASSO sto bene so che cè un post in giro che non trovo in cui Hermann si preoccupa per me, sto bene ho avuto tanto da fare ma sto bene, non sono un eroe e io per prima ieri ho dovuto fare un piccolo intervento in seguito all infortunio di quest estate.. Non dimentico la compagnia che mi avete fatto quest estate e quest inverno che ero bloccata al letto.. ora sono per 14 gg in quarantena Sono contenta che la rubrica vada avanti.. e che tra un po non mancherà neppure il lavoro ai PRO per soluzioni nei locali .. secondo le regole che verrano fuori BUONA PASQUA ..a tutti. Scusate se non ho scritto prima ma non c ero proprio con la testa ! Un abbraccio virtuale che tanto per un po saranno tutti cosi !

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato stefaniasasso61
  • PRO
    RAIMONDO MASU TEAM
    Autore originale
    l'anno scorso
    Ultima modifica: l'anno scorso

    stefaniasasso61 bruttoperiodo per girare per ospedali.... ma tutto è bene ... BUONA PASQUA anche a lei!!

  • PRO
    OFFICINE VITTORIO COLOMBO SAS
    l'anno scorso

    BUONA PASQUA Stefania, un abbraccio virtuale anche da parte mia!! e buona guarigione per l'intervento

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato OFFICINE VITTORIO COLOMBO SAS
  • stefaniasasso61
    l'anno scorso
    Ultima modifica: l'anno scorso

    E vero arch Masu state tranqulli a casa da non avere infortuni perche gli ospedali adesso sono pericolosi.. io ho dovuto sgombrare mio studio come altri colleghi per far posto ai malati.. Anche se sono abituata a stare con gli infetti come altri .. è facile che il personale venga contagiato..ormai tutte le Tv ci informano ..anche dare il bianco ecc meglio rimandare che se uno casca dalla scala sono casini..

    RAIMONDO MASU TEAM ha ringraziato stefaniasasso61
  • mae1114
    l'anno scorso

    Comunque altro che minimalismo!

    Qui in Lombardia siamo in casa da fine febbraio; se non fossi accumulatrice seriale e pure con casa grande mi sarei sparata.

    2 bambini in crescita in casa e non poter comprare pennarelli/libri/quaderni/vestiti/giocattoli...

    Almeno, pensavo oggi, ho già il cambio di stagione pronto perchè comprato e stoccato tutto con i saldi l'estate scorsa...

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