robertatognoni

Interior Designer indipendente vs I.D. del negozio di arredamento

A chi vi siete rivolti è perché?


Commenti (87)

  • PRO
    OFFICINE VITTORIO COLOMBO SAS
    3 mesi fa

    Se mi riferisco alla domanda posta sono in linea con la risposta di Laura Noè. In genere ID del negozio non è scelto dal cliente ma rientra nel pacchetto dello show-room cui mi riferisco per target commerciale (fascia di prezzo in relazione alla fornitura). Cioè scelgo la fascia di prezzo dei mobili (ciò che vendo il negozio) non il professionista. La differenza dell’ID indipendente secondo il mio parere personale dovrebbe essere data dalla capacità di coniugare il budget con la possibilità di trovare soluzioni progettuali inaspettate che possano consentire anche pezzi di design o su misura mixati a pezzi commerciali che rendano unico e sartoriale il progetto evitando anche spreco. ID del negozio deve vendere e quindi tenderà a proporre elementi anche non essenziali mentre ID indipendente avrà un maggior riguardo cercando di risparmiare dove possibile in favore di spese più necessarie o più desiderate magari riutilizzando/adattando/reinventando elementi già in possesso del cliente o utilizzando materiali diversi per ottenere lo stesso risultato di materiali più costosi per eventuali soluzioni su misura

    Roberta Tognoni ha ringraziato OFFICINE VITTORIO COLOMBO SAS
  • PRO
    Laura Noè
    3 mesi fa

    @OFFICINE VITTORIO COLOMBO SAS hai scritto tutto ciò che penso e che non sono stata in grado di dire :D

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  • PRO
    michele volpi - studio interior design
    3 mesi fa
    Ultima modifica: 3 mesi fa

    Maria Grazia hai centrato in pieno la risposta! . :)

  • ing_enuo
    3 mesi fa

    Il costo di un professionista legato ad un negozio è compreso nella fornitura (non è zero, è dentro la fornitura). Il costo di un professionista indipendente è una voce distinta dalla fornitura.

    Alla fine, dovreste guardare il totale ed il risultato - e basta.

    E allora come lo scelgo un ID indipendente? Deve farmi capire che sa (saprebbe) interpretare il mio stile prima che glielo mostri: deve farmi vedere la sua capacità di risolvere problemi, deve farmi vedere il "Prima e dopo" (la sezione che tutti -pardon, io- guardiamo con maggior avidità nelle riviste, per capire quanto e come sarei stato in grado di risolvere se fossi stato chiamato - ma dai, han speso soldi per fare quello che avrei fatto, vedi... ah no, aspetta... però bello, aspetta che memorizzo la soluzione...). MA questo è il problema: riproporre le soluzioni di altri (gli allestitori delle esposizioni) non vuol dire aver capito perché sono delle soluzioni.

    La differenza è qui, ma è una differenza che è difficile veicolare - me ne rendo conto.

    Roberta Tognoni ha ringraziato ing_enuo
  • ing_enuo
    3 mesi fa

    Poi, tutti abbiamo mobili a cui siamo affezionati - chi non ne ha?

    un buon professionista ne integra più che può, ti spiega cosa non c'entra - e ti lascia la scelta. Ma il punto è: ti spiega, ti rende partecipe del processo risolutivo, te ne mostra l'articolazione e la complessità: rende evidente il valore del suo lavoro.

    E appunto perché non ci si cura da soli (tranne che col raffreddore, ma lì aspettiamo che si risolva da solo, noi possiamo solo attenuarne i sintomi), so che i miei problemi dovranno essere risolti da uno che ne capisce e che non sono io, perché io sono parte del problema e non posso che generare soluzioni limitate e apparenti.

    Quindi sì, siete degli psicologi dell'abitare, dei problemi passati, presenti e futuri...

    ma voi come lo scegliereste uno psicologo?

    Roberta Tognoni ha ringraziato ing_enuo
  • Maury
    3 mesi fa
    Ultima modifica: 3 mesi fa

    Tornando alla domanda principale di @Roberta Tognoni "A chi vi siete rivolti e perché?", la mia nuova cucina, da poco acquistata per la nuova casa, era già ben chiara nella mia mente ancora prima di cercarla e comprarla, progettata da me fino all'ultimo dettaglio, senza però sapere se avrei trovato in commercio un equivalente dei miei desideri. L'aiuto di un professionista mi avrebbe evitato decine di ore trascorse alla ricerca del tesoro segnalandomi subito tra quali cucine commerciali avrei potuto trovare la mia chimera, oppure mi avrebbe indirizzata, tra i fornitori di sua fiducia, all'artigiano capace di tradurre in realtà i miei desideri qualora non ce ne fosse proprio una disponibile di serie. Un po' l'isolamento da Covid, che mi ha messo a disposizione più tempo libero, un po' il pensionamento, fatto sta che ce l'ho fatta anche da sola, ma se fossi stata più giovane, quindi più attiva e impegnata dal lavoro, di sicuro mi sarei rivolta a un interior designer indipendente. Alla fine la mia cucina è un mix tra elementi di produzione industriale e altri di produzione artigianale, è costata un sacco di tempo e fatica ma è come la volevo io. Alla arredatrice del negozio non ho rubato nessun progetto, mi sono limitata a ordinare al proprietario i pezzi che mi servivano, ma come qualcuno ha già detto non mi è stato fatto nessuno sconto per non aver fatto perdere tempo alla collaboratrice, quindi per questo motivo sarei per far pagare, nei negozi di mobili, il progetto a parte.

    Roberta Tognoni ha ringraziato Maury
  • Giulia
    3 mesi fa

    Ciao, inizialmente ci eravamo rivolti all’i.d del negozio perché ci aveva molto colpiti in fiera e il sito era molto accattivante; poi dalle prime proposte siamo rimasti molto delusi perché ci proponeva le stesse soluzioni di tutti gli altri progetti. Ci siamo quindi rivolti ad un interior designer (parcella almeno il doppio di quella del negozio) e siamo stati super soddisfatti, è riuscito a farci cambiare idea e farci conoscere marchi innovati. Inoltre è sempre stato in contatto con il capo cantieri controllando i lavori. Io sono molto per il fai da te ma sinceramente sono stati i soldi meglio spesi

    Roberta Tognoni ha ringraziato Giulia
  • Mauro D.
    3 mesi fa

    Buongiorno. Come accade in tutte le professioni, il servizio che si offre deve rispondere a un bisogno del cliente. Se sul mercato ci sono più figure professionali rivolte a soddisfare questa necessità, ma con preparazione differente e quindi risultati differenti, c'è un problema di cultura, di informazione e di comunicazione. A volte il cliente non è semplicemente al corrente dell'esistenza di altre figure professionali oltre a quelle già note e da per scontato che il progetto per la cucina sia compito del consulente che trova in negozio o all'Ikea. Poi immagino che anche in un negozio di arredamento e all'Ikea si possano trovare interior designers laureati e preparati, non solo persone improvvisate con un breve corso online.

    Il fatto è che in Italia affidarsi al negoziante è una consuetudine, maturata fin dal secolo scorso, ovvero da quando è nato il mercato del mobile di serie, mentre la professione di interior designer è relativamente recente e non ancora tanto nota. Così come è anche diventata una consuetudine tenersi poi la cucina mal progettata, poco funzionale e poco ergonomica, ma molto costosa, almeno a giudicare dai mugugni e dalle recensioni negative online.

    Quindi, a parte le questioni di budget che avete già sottolineato che allontanano giocoforza le persone con poca disponibilita dal target, per entrare in contatto con i potenziali clienti è questione di cultura (del pubblico) e informazione (da parte degli ordini professionali). Entrambi carenti.

    In quanto al bisogno da parte del pubblico, non so quanto ne siamo consapevoli: siamo un popolo di fai da te, e non solo nel settore dell'arredamento, penso all'abuso di autodiagnosi e automedicazione (ormai sembra diventato un optional consultare medici o farmacisti), alle diete copiate da internet o dai giornali che creano scompensi nutrizionali (i dietologi, questi sconosciuti), agli allenamenti sportivi improvvisati che portano come minimo allo strappo muscolare (il personal trainer, altra professione ritenuta superflua), e per questa inveterata abitudine continuiamo a commettere tanti errori. In quanto alla cultura, stendiamo un velo pietoso, è in declino, ora va persino di moda vantarsene (penso al ministro della cultura francese che dichiara di non leggere libri da anni) e il pessimo gusto alligna nel fertile terreno dell'ignoranza.

    Houzz già svolge un ottimo lavoro culturale, ma ancora non basta. Fate di più come ordine professionale, per dare il giusto risalto al vostro percorso formativo universitario, serio e approfondito.

    Per quanto riguarda la mia esperienza personale, quando ho messo su casa ho chiesto consulenza. Non avrei potuto fare tutto da solo, nemmeno volendo, per i troppi impegni. Confermo che la professionista ha assecondato in pieno i miei gusti, proponendomi ampia scelta, orientandomi e correggendo quelli che, da parte mia, sarebbero stati grossolani errori, causa appunto la mia ignoranza del settore. Ma anche quando la casa non è nuova non è necessario cambiare i mobili o cambiare i propri gusti, l'interior designer è una guida, a volte può dare un volto nuovo alla casa anche solo con un colore diverso o disponendo i mobili diversamente.

  • PRO
    Roberta Tognoni
    Autore originale
    3 mesi fa

    Nessuno mette in dubbio la professionalità e la preparazione dell'interior designer dello showroom. Semplicemente il cliente tipo non considera che il progetto del negozio è finalizzato alla vendita.
    Vi cito cosa mi ha detto l'I.D. di un negozio a cui mi sono rivolta, portandomi dietro il mio progetto, per verificare alcune misure. Dopo aver apprezzato il mio lavoro mi ha detto "Col cavolo che io faccio un lavoro del genere prima che mi abbiano versato un bell'acconto." Questo per dirvi che anche il negoziante sa che lo schema fatto con il suo planner non è un vero progetto. Se volete un vero progetto annesso che siano interessati a farlo dovete almeno dare la certezza che la vendita andrà in porto.

  • PRO
    Roberta Tognoni
    Autore originale
    3 mesi fa

    Naturalmente va benissimo scegliere di farsi aiutare in negozio, l'importante farlo con consapevolezza.

  • Rosmarino
    3 mesi fa

    Non trovo nulla di strano nell'affermazione dell'ID del negozio, anche l'ID indipendente quando fa il progetto ha già ricevuto un acconto o si è fatto firmare dal cliente un impegno vincolante. Almeno l'ID del negozio mi fa una bozza di progetto gratis, così ho qualche elemento in mano per decidere se rivolgermi a quel punto vendita o meno.

  • Rosmarino
    3 mesi fa
    Ultima modifica: 3 mesi fa

    Un elemento non mi è chiaro: l'ID indipendente conosce le specifiche (misure, moduli, accessori, materiali, ecc.) di tutti i prodotti in commercio? Oppure si limita a tot marche e alla fine mi proporrà sempre quelle?

    Vedo su Houzz molte ristrutturazioni di PRO dove la cucina è IKEA e viene riarrangiata da un falegname (immagino usino le cucine IKEA perché le misure sono note a chiunque, basta navigare sul loro sito). Se devo pagare un PRO e un falegname per ritrovarmi con una cucina IKEA preferisco girare tutti i rivenditori di cucine della mia città di una fascia di prezzo più alta finché non trovo quello che mi fa un buon progetto.

  • vecchiosetter
    3 mesi fa
    Ultima modifica: 3 mesi fa

    @Rosmarino un Interior designer ha nel software che utilizza modelli e misure di tutte le marche che generalmente propone e comunque le misure dei moduli sono standard un po’ per tutte le marche.

    “Molte“ cucine ikea spero proprio di no ( anzi spero poche! ) e non lo fanno per le misure ma per soldi, perché se un cliente ha un budget di 20.000 euro per arredare cucina soggiorno e camera da letto, di certo non gli proponi Poliform o Boffi 😉

  • PRO
    OFFICINE VITTORIO COLOMBO SAS
    3 mesi fa
    Ultima modifica: 3 mesi fa

    In genere il committente propone all'ID indipendente lo showroom dove ha visto i mobili che vorrebbe nel suo appartamento, i suoi desideri, le sue necessità e il suo budget.

    Successivamente sarà l'ID che coniugherà tutto questo per il risultato desiderato, attingendo anche ad artigiani del settore per le soluzioni su misura o per gli adattamenti necessari qualora il negozio non sia in grado di realizzarli.

    Questo tipo di servizio, cioè personalizzare il prodotto in base ai propri desideri e vincoli, la grande distribuzione non è in grado di fornire, ecco perchè trovi le cucine Ikea hack in alcuni progetti dove si coniuga budget, funzione ed estetica.

    https://www.houzz.it/magazine/8-cucine-reinventate-dai-pro-con-ikea-hack-sorprendenti-stsetivw-vs~129760610

    E' sempre il commitente che fa le scelte, guidato dall'ID e quindi con maggior consapevolezza e sicurezza per il risultato da ottenere

  • PRO
    Roberta Tognoni
    Autore originale
    3 mesi fa

    Rosmarino no non c'è niente di strano. Ma conferma che il progetto non è gratuito come molti pensano.

  • PRO
    Roberta Tognoni
    Autore originale
    3 mesi fa

    Vecchio setter l'id del negozio ha il suo planner con le misure dei mobili ed i modelli già pronti forniti dall'azienda. Noi lavoriamo in modo diverso.
    Il progetto d'interni non è limitato alla composizione del mobile.
    Che il più delle volte viene definito ugualmente in negozio, sempre che non sia un su misura artigianale.

  • Rosmarino
    3 mesi fa
    Ultima modifica: 3 mesi fa

    Ricordo che dove ho comprato la cucina c'era un cartello che diceva che se si desiderava la stampa del progetto, senza acquistare la cucina, costava 200 €; acquistando la cucina il progetto era compreso nel prezzo; se non acquistavo e non chiedevo la stampa non dovevo nulla.

  • Franco2018
    3 mesi fa

    Ne abbiamo parlato più volte ed è già stato ripetuto all’inizio di questa discussione: nella mentalità collettiva un architetto/interior designer, se non strettamente necessario per legge, è ritenuta una figura professionale per ricchi, un po’ come il “personal shopper” . Quanti di voi chiamano e pagano un professionista per farsi aiutare a comprare un paio di jeans? 😉

  • PRO
    Roberta Tognoni
    Autore originale
    3 mesi fa

    Franco se sbagli a comprare un paio di jeans di solito li puoi cambiare o al massimo hai buttato un centinaio di euro. Se sbagli a rifare casa il rischio è molto diverso.

  • PRO
    Roberta Tognoni
    Autore originale
    3 mesi fa

    Rosmarino, qua stiamo parlando in generale. Poi ci saranno le eccezioni come in tutte le cose.

  • Franco2018
    3 mesi fa

    Roberta Tognoni rimane il fatto che tal professionista è considerato cosa per ricchi.

  • PRO
    Roberta Tognoni
    Autore originale
    3 mesi fa

    Non ricchi ma persone disposte ad investire sulla loro casa perché consapevoli che l'ambiente ha un'influenza positiva o negativa sulla nostra vita.

    Ma per essere disposti a spostare la nostra capacità di spesa da un settore ad un altro dobbiamo prendere consapevolezza del beneficio che ne potremmo ottenere.


  • vecchiosetter
    3 mesi fa
    Ultima modifica: 3 mesi fa

    In risposta al paragone con i jeans, vi ricordo che un capo d abbigliamento lo pagate 50/100 euro e vi dura un paio d anni, un arredamento qualche migliaio e lo tenete per 10 o 20 anni minimo, e comunque oltre a quanto scritto da Roberta, un professionista può anche darvi un altro vantaggio... farvi scoprire una marca che non conoscevate, e magari farvi RISPARMIARE

  • PRO
    Roberta Tognoni
    Autore originale
    3 mesi fa

    Bella domanda, come lo sceglierei uno psicologo?

    Ho scoperto da poco che anche gli psicologi diffondono il loro verbo on line. Facendo video, podcast, gruppi fb.

    Credo che se ritenessi di averne bisogno probabilmente percorrerei questa strada: inizierei a seguirli per capire chi sono e come affrontano i problemi.

    Bene ing_enuo, non hai fatto altro che confermarmi la necessità di farmi conoscere on line. Inizierò a sperimentare e vedremo cosa succede!

  • Rosmarino
    3 mesi fa

    Partendo dal presupposto che ci si voglia far aiutare nell'arredare casa propria (c'è chi ha piacere e chi no), sicuramente avere una buona disponibilità economica è un vantaggio, non solo perché ci si può permettere oggetti di fascia più alta, ma anche perché non si deve scegliere se destinare il budget al compenso di un professionista o a un arredo più costoso. Se il budget è limitato va da sé che per remunerare un professionista bisogna ridurre il budget per l'acquisto degli arredi.

    Sono scelte molto personali. Probabilmente sbaglio, ma non mi rivolgerei a un professionista per hackerare una cucina Ikea: l'effetto sarà esteticamente molto piacevole, tuttavia rimane un mobile qualità Ikea (ferramenta, basi, ecc.).

  • vecchiosetter
    3 mesi fa
    Ultima modifica: 3 mesi fa

    @Rosmarino ti faccio qualche esempio.

    Magari uno ha una cifra x da spendere (bassa), investire parte del denaro nella consulenza di un professionista può anche risultare Economicamente interessante perché con il budget residuo gli prospetta soluzioni d arredo con decenti ai propri desideri che lui personalmente non conosceva o alle quali non pensava.

    Oppure.. magari uno ha una cucina Ikea, ancora in buono stato ma esteticamente non lo soddisfa, un professionista che lo consigli e supporti nell hackerarla può risultare un risparmio economico rispetto a sostituirla con una nuova.

    p.s. Non pensate alle cucine Ikea come il massimo della schifezza e che tutto il resto sia migliore, Ikea ha oggettivamente un livello di qualità basso, ma alla pari di molte altre marche che quotidianamente leggo nei commenti anche qui su houzz... che costano anche di più, ma la qualità è la stessa.

  • Rosmarino
    3 mesi fa

    @vecchiosetter capisco il tuo discorso, e l'esempio della cucina da rinnovare (anziché sostituire) è molto azzeccato.

    Però dovendo partire da zero e avendo un budget contenuto affidarsi a un pro è un vero "atto di fede", perché se la scelta non è quella giusta non rimane margine per rimediare.

    Per la cucina avevo un budget contenuto e, dopo vari preventivi, la scelta si è ristretta a Ikea (preventivo 4500 euro, escluso trasporto e montaggio) e Veneta (preventivo 6000 euro, escluso trasporto e montaggio, modello entry level ma con diverse aggiunte, in particolare le ante in rovere impiallicciato cui tenevo). Ho scelto la seconda e sono soddisfatta, dopo aver girato 2 rivenditori ho trovato quello che mi ha fatto un bel progetto. Scegliendo la cucina Ikea e l'intervento di un pro (con l'incomodo di doverlo scegliere, contattarlo, ecc.) avrei speso la stessa cifra, ottenuto una cucina paragonabile a quella che ho ma mooooolta più ansia.

  • PRO
    RAIMONDO MASU TEAM
    3 mesi fa

    non è dirimente il solo titolo ma la coerenza (che ho definito anche livello di scala) fra domanda e risposta,meglio il coefficiente di efficacia che si vuole ottenere.

    ID, architetto, id shopper, architetto amico o amico di amici, o dell'impresa o del negozio di fiducia....sono tutti emeriti sconosciuti... per un committente/cliente, dirò di più, lo stesso progettista richiamato dopo un po d i tempo dallo stesso committente è sconosciuto quanto uno sconosciuto. La presunzione di conoscenza è più pericolosa della non conoscenza. Detto questo ciò che ritengo fondamentale, ma vi parlo come progettista e non da committente, è individuare le possibilità di risonanza fra progettista-committente,cioè muoversi in sintonia nella ricerca delle risposte alle vostre domande, anche se l'atteggiamento dell'ID del negozio è certamente edulcorato, il suo obiettivo è il fatturato, e può raggiungerlo se il cliente è appagato e confermato nelle sue decisioni.

    E' una situazione simile quando trovandovi in una città nuova vi rivolgete a un perfetto sconosciuto...non gli chiedete certo CV, credenziali e referenze oltre titoli di studio...dal momento che è in quella città e si muove con disinvoltura egli è legittimano, spesso vi rispondono persone estranee ma alle volte sono proprio quelle che vi sanno dare informazioni più in sintonia l vostro cescare....come succede qui in Houzz.

    Il committente deve imparare a pensare cioè a "discernere" cosi che possa scegliere un ID, un architetto o semplicemente un autobus che lo porti da Ikea

    Il professionista invece è un imprenditore di se stesso e quindi creerà un proprio ambito di interferenza che possa consentirgli di posizionare e differenziare i propri prodotti.

  • PRO
    OFFICINE VITTORIO COLOMBO SAS
    3 mesi fa

    Cito Roberta Tognoni....”Non ricchi ma persone disposte ad investire sulla loro casa perché consapevoli che l'ambiente ha un'influenza positiva o negativa sulla nostra vita.
    Ma per essere disposti a spostare la nostra capacità di spesa da un settore ad un altro dobbiamo prendere consapevolezza del beneficio che ne potremmo ottenere.”

    Il punto è proprio questo a mio avviso: manca la cultura del progetto come già indicato da arch. Masu.
    Tu da solo non puoi vedere oltre ciò che già conosci e ti serve un esterno per vedere ciò che non vedi perchè tu sei dentro.
    Mi piace sempre ricordare come un professionista venuto a casa mia con la sola indicazione di spostare un armadio dalla camera al corridoio mi ha dato la possibilità di avere due camere da letto anzichè una e quindi dare la possibilità alle mie due figlie di avere ognuna la sua privacy. Da sola non vedevo la soluzione, ho avuto bisogno di qualcuno che guardasse da fuori, una persona esterna al mio quotidiano.
    Ma bisogna mettersi nella condizione di ascolto per poter raccogliere e accogliere il cambiamento, non è solo una questione di budget.
    La posizione di ognuno di noi cambia in continuazione e ad ogni cambio di posizione cambia la percezione di ciò che ci circonda, quindi avere la possibilità di guardare da più punti aiuta a risolvere più questioni. Più la questione è complessa più è necessario avvalersi di più competenze e di più professionalità (progettista, direttore lavori, architetto, ingegnere, interior designer, fabbro, idraulico, serramentista, edile, ecc.... una scala a cui ci si riferisce per competenza ed esperienza che sia un grande cantiere o piccolo. Un progettista potrebbe anche essere l'architetto, l'ingegnere potrebbe anche essere il direttore lavori ma ognuno riferito alla propria competenza e capacità).

    Quello che mi pare di capire non fosse chiaro a Roberta è che l'ID del negozio è un dipedente assunto da un imprenditore mentre lei è imprenditore di sè stessa e deve mettere in atto azioni che le consentano di farsi conoscere come tale (pubblicità, marketing, pubbliche relazioni, sito online......tutte azioni eseguite dal titolare dello showroom dove lavora l'ID assunto come dipendente)

  • Giulia
    3 mesi fa

    Io mi sono affidata ad una ID (trovata qui su Houzz) e mi sono trovata abbastanza bene, dico abbastanza perché credevo di trovarmi la casa fatta e finita invece mi sono trovata con un bel progetto. Diciamo che l'ho interpellata troppo presto, avrei dovuto aspettare che la casa fosse pronta per ricevere gli arredi ma avevo fretta di far iniziare la cucina e mi serviva un disegno. Il progetto ci ha in tutto e per tutto rispecchiato mi aspettavo però che venissero curati maggiormente certi dettagli decorativi e che i mobili venissero progettati al dettaglio e che si occupasse direttamente lei di interagire con tutti gli artigiani /negozi. L'ho trovato alla fine un lavoro per certi versi sommario. Però necessario decisamente.

    Roberta Tognoni ha ringraziato Giulia
  • PRO
    Roberta Tognoni
    Autore originale
    3 mesi fa

    Infatti Giulia, il lavoro di progettazione può essere fatto a vari livelli. Può fermarsi al concept oppure arrivare ai disegni esecutivi da mostrare agli artigiani, può comprendere la presenza in cantiere/casa per verificare che tutto venga eseguito nel modo giusto (direzione artistica, lo specifico per gli arch. agguerriti) e si può chiedere di essere accompagnati nei negozi o lasciare che sia il professionista ad andare se il cliente non ha tempo. Naturalmente il prezzo cambia in base alle richieste.

    Il problema, che riscontro spesso è questo: il cliente vorrebbe un progetto/concept perché vuole spendere meno ma poi si aspetta un servizio molto più accurato ma al prezzo di base.

    Insomma dovremmo imparare noi I.D. a specificare meglio (a volte tendiamo un po' a dare per scontate certe cose) e voi potenziali clienti a fare domande finché non vi siete chiariti anche il più piccolo dubbio.

  • Maury
    3 mesi fa
    Ultima modifica: 3 mesi fa

    Questo fatto che il cliente nutre delle aspettative sui compiti e sui risultati dell'I.D. e che questi poi non si concretizzano mi stupisce molto.

    Non lavorate anche voi, come gli architetti, solo in seguito alla stipula di un contratto tra le parti in cui si specificano le prestazioni e mansioni concordate, il prezzo, etc?

    Col nostro architetto/direttore dei lavori abbiamo perso più tempo a definire il contratto e la lettera di incarico che a illustrargli i desiderata per la casa da ristrutturare.

    Devo dire che, pur non essendosi occupato del progetto dell'arredamento, per quanto riguarda materiali e dettagli di finitura di pareti e pavimenti, infissi esterni, porte interne, illuminazione, ha sforato molto nella "direzione artistica" di cui hai parlato, @Roberta Tognoni.

  • PRO
    Roberta Tognoni
    Autore originale
    3 mesi fa

    Si Maury, sarebbe sempre bene stipulare un contratto. Spesso i lavori a distanza o le consulenze che non raggiungono prezzi importanti vengono gestite in modo un po' meno formale. Parlo per me, quando si tratta di consulenza invio un file dove scrivo in cosa consiste e quanto costa il lavoro. Sempre scritto è ma un po' meno formale.

  • Maury
    3 mesi fa

    Grazie @Roberta Tognoni. La forma scritta sarà anche formale, ma almeno tutela entrambi, committente e professionista, soprattutto in caso di reclami. A vostro sfavore c'è il fatto di non avere un ordine professionale come quello degli architetti che vi amministra e vi tutela, quindi secondo me è meglio se vi autotutelate con quello che la legge civile ordinaria vi mette a disposizione, un contratto legale è sempre determinante in caso di contenzioso.

    Roberta Tognoni ha ringraziato Maury
  • Giulia
    3 mesi fa

    Quello scelto da me era il servizio top in cui era indicato che mi avrebbe aiutato nella scelta degli arredi. Però si è limitata a qualche proposta su internet e io che ho voluto far fare tutto su misura avrei voluto che si rivolgesse all'artigiano in questione ma poi ha glissato io ho saldato e fine. Il servizio top l'ho ricevuto solo sulla cucina perché solo con la cucina mi ha fatto il disegno preciso e si è sentita con il falegname.
    Avrei voluto che lo avesse fatto anche poltrone e divani. Diciamo che non è che si può pretendere di fare tutto da casa, alcuni artigiani sono più bravi a farti vedere le cose di persona piuttosto che a spiegartelo per telefono per cui l'uscita è d'obbligo (ovviamente pagata). Non lo so magari se adesso le chiedo potrebbe anche essere disponibile ancora per concludere però mi sarei aspettata che fosse lei a cercermi per capire come siamo messi e non il contrario.

  • PRO
    Roberta Tognoni
    Autore originale
    3 mesi fa

    Che dire Giulia, sicuramente ci sarà stato un equivoco.

    L'unica cosa che posso dire è che io il lavoro che avrebbe desiderato lo faccio più che volentieri.


  • Giulia
    3 mesi fa

    Ed è veramente un peccato perché ci ha dato tanto belle idee e soluzioni è in gamba solo forse mancava di esperienza nel contatto con i fornitori. Peccato

  • Maury
    3 mesi fa

    C'è da dire che lavorare a distanza non è facile, con questa complicazione delle restrizioni Covid poi è tutto più farraginoso. Molti artigiani non rispondono nemmeno alle richieste di preventivo, l'ho riscontrato di persona.

  • Giulia
    3 mesi fa

    Roberta Tognoni ho colto il suo suggerimento le ho inviato una mail.
    Grazie

  • PRO
    Roberta Tognoni
    Autore originale
    3 mesi fa

    Non me lo aspettavo ma mi fa piacere. Vado a controllare la posta.

  • Franco2018
    3 mesi fa

    Io continuo a sostenere che non in una Italia costruita durante il boom economico del dopoguerra ci sua un sacco di spazio e possibilità per architetti ed progettisti di interni (scusate ma “interior design” non mi piace, lo preferisco in italiano). Se questo non succede io due domande me le farei!

    Roberta Tognoni ha ringraziato Franco2018
  • Franco2018
    3 mesi fa

    “che in una Italia “

  • Hermann
    3 mesi fa
    Ultima modifica: 3 mesi fa

    Franco2018, una delle tue "due domande" me la farei anche sull'Euro e sul doppio binario di conversione. A gennaio del 2002 il mio stipendio fu convertito da Lire a Euro, e in seguito anche la mia pensione, che negli anni non è aumentata granché. A gennaio del 2002 la parcella minima di un professionista con cui collaboravo è passata da 1 milione di Lire a mille Euro. Insomma, i redditi fissi si sono convertiti mentre quelli della libera professione e dei prodotti sono raddoppiati. Ristrutturare, oggi, costa molto di più di quanto costava in proporzione con la vecchia Lira, e molti ceti a reddito fisso si sono impoveriti e hanno dovuto ridimensionare stile di vita, consumi, tenere d'occhio ogni spesa ed evitare quelle considerate superflue per poter arrivare a fine mese. Con questo rispondo anche a Mauro, a cui do ragione, tuttavia conosco tante persone di cultura e buon gusto (professori, ricercatori, scrittori, musicisti) che però non sono retribuite quanto persone con minor cultura, così come conosco persone anche molto abbienti ma molto ignoranti e con gusti estetici discutibili. Se alla cultura non corrisponde anche un reddito adeguato le buone intenzioni e i desideri restano pii e il fai da te non è solo un vezzo, ma una necessità.

    Roberta Tognoni ha ringraziato Hermann
  • Franco2018
    3 mesi fa

    @Hermann vogliamo parlare della Margherita a 4 euro? 😁

    Quanto dici è vero ma oramai son passati 20 anni ...

  • Hermann
    3 mesi fa
    Ultima modifica: 3 mesi fa

    Franco2018, uhm, secondo te in 20 anni l'equibrio è stato ristabilito o il gap è ulteriormente peggiorato? Se convertissimo oggi l'Euro in Lire, noi non millennial avremmo un trauma realizzando quanto siano realmente aumentati i prezzi, pur tenendo conto dell'adeguamento. Nel nostro giro imbianchini, piastrellisti, idraulici ed elettricisti sono oramai molto più ricchi di architetti ed ingegneri. Proprio l'altro giorno un amico architetto (che negli ultimi tempi ha visto le lune) mi ha detto che non sa se consigliare al figlio di laurearsi in ingegneria o di andare a fare l'idraulico (sorrido ma non troppo).

  • Franco2018
    3 mesi fa

    L’idraulico è la professione che ho sempre consigliato ai miei figli! 😁
    Però io ho anche conosciuto architetti che per consigliarmi che colore dare alle pareti mi hanno chiesto la metà del costo del decoratore, pittura compresa, che era pure un po’ caro! Qui su Houzz non si è mai potuto capire quanto sia il costo di un intervento: un unico articolo recentemente ha tirato fuori la cifra di circa 4000 euro su un intervento complessivo di una 40.000 circa, se ricordo bene. Secondo me, opinione personale cui si può dissentire, se ci fosse un tariffario chiaro, pubblico e trasparente, molta più gente si rivolgerebbe a questi professionisti ed il vetusto patrimonio immobiliare italiano ne gioverebbe sicuramente. E niente più chiari di luna per nessuno!

  • Rosmarino
    3 mesi fa
    Ultima modifica: 3 mesi fa

    Secondo me la cultura (non sempre corrispondente all'istruzione, si badi) predispone al buon gusto e alla razionalità, elementi che permettono di progettare da sé ambienti probabilmente non spettacolari, ma sicuramente gradevoli. Ritengo che l'epoca attuale soffra di una eccessiva parcellizzazione delle competenze, per cui sentiamo la necessità di ricorrere a professionisti per molti (troppi) aspetti della vita quotidiana; personalmente giudico insensata l'intermediazione immobiliare se non ricorrono condizioni particolari (immobili distanti dal luogo di residenza, patrimoni immobiliari di particolare consistenza o pregio, ecc.), con il risultato di aumentare di un 6-8-10 % il prezzo dell'immobile senza alcun valore aggiunto. Abolite l'intermediazione immobiliare e vedrete quante risorse si libereranno per i progettisti (ha ragione Franco, anche a me non piacciono gli anglicismi).

    Alcune professioni sono irrinunciabili e insostituibili per qualunque individuo, altre sono legate a possibilità economiche maggiori. C'è una mancanza di reddito ma, alle volte, anche di cultura.

    Roberta Tognoni ha ringraziato Rosmarino
  • Hermann
    3 mesi fa
    Ultima modifica: 3 mesi fa

    Franco2018, effettivamente una consulenza colore personalizzata è costosa, poi tutto è relativo, il valore speso per ottenere il colore perfetto si riflette sul benessere abitativo o nel ritorno economico in un ambito commerciale e quindi si ripaga, ma qui si torna al discorso cultura (o meglio, consapevolezza del valore del lavoro intellettuale) e budget proporzionato. Guarda, venerdì sono andato a cambiare il cintino della tapparella a una conoscente, una insegnante in pensione. Aveva chiesto a un artigiano del settore quanto le sarebbe costato l'intervento, lui per "farle un prezzo di favore" le avrebbe chiesto 50,00 € oltre al prezzo del cintino. Prezzo di favore per lei troppo alto. Ha chiesto quindi il favore a me e io gliel'ho cambiato molto volentieri e gratis. La signora è molto colta, oltre che molto istruita, ma con 35,00 € di pensione al giorno deve stare attenta alle spese. Si rende certo conto del valore delle idee, dell'ingegno, del lavoro intellettuale, ma non può permetterselo. Quindi chi esercita una certa professione sa che il suo target di clientela rientra in una certa fascia di reddito e cultura.

  • Franco2018
    3 mesi fa

    Con le tue ultime parole ritorniamo al punto di partenza.

    Architetto = “certa fascia di REDDITO e cultura”

    che io avevo molto più terra-terra banalizzato

    Architetto = roba per ricchi.

    ———-

    Tutto ciò nella stato attuale e nella visione attuale delle cose mentre, per come è fatto il patrimonio immobiliare italiano, le cose dovrebbero andare in maniera completamente diversa (vedi commento precedente)

    Secondo me, ovviamente.

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