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Come allestire una cucina per dare sensazioni

Un amico mi ha chiamato al telefono e mi ha fatto parlare con un
conoscente che parla come Dan Peterson. <<Voglio una kitchen alla
america>> - mi dice, e dopo qualche minuto capisco che vuole
allestire a casa sua una cucina industriale. Capisco che non è il mio
campo e mi faccio passare Roberto. <<Robé, non ho quello che serve
al tuo amico lui vuole un ristorante, non è il mio campo>>-
Roberto scherzando risponde che neanche lui sa quello che vuole e
comunque non trova pace da più di un mese perché vuole una cucina come
aveva a New York.
Dopo un paio di giorni chiamo Roberto:
<<Robè, non ho la cucina industriale ma forse ho New York, se
ancora non ha trovato porta il tuo amico>>. Sono venuti a Bassano
Romano al mobilificio Moroni Arredamenti
dove ho spiegato a “Dan” che non avevo cucine industriali e avrebbe
dovuto cercare altrove, però potevo provare a fargli ritrovare New York a
casa sua. Gli ho mostrato il progetto della cucina e ha detto più o
meno:<<Wwooow!! Non è come kitchen i had in New York. This is my
city, New York. Sunrise Manatthan>> (che credo significhi “questa è
la mia città, è come il sole che sorge tra i grattacieli a manatthan)”.
Poi ha detto<< OOOKKEI>> alla Dan Peterson, ha aperto la
mano e abbiamo battuto il 5. <<Tu dimmi quanto io pago che io
lascio dollari>>.

Penso che progettare o allestire qualcosa per qualcuno, non sia solo cercare di capire cosa vuole il committente, ma dargli l'emozione e il piacere di vivere quello che si è fatto, farlo sentire nel suo ambiente... a casa.




La cucina è nata dal ricordo di una foto dove si vedeva sorgere il sole tra i grattacieli di NY.

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